Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Tornare in vita

Canto iniziale: Perdonami

Lc 15,28-32

Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Commento

Il figlio maggiore si indigna perché pensa che la figliolanza vada conquistata con le buone azioni e che la debolezza e la fragilità del fratello non si possano tollerare. È questa parte “pesante” del fratello minore che il maggiore non vuole nemmeno vedere. Per lui non c’è spazio per la misericordia, perché non aiuta il minore a fare i conti con i suoi limiti e non ha spazio per un’accettazione ragionevole del fratello. 

Dinanzi al modo di fare del padre, il fratello maggiore non ha occhi per il dolore del fratello, non lo percepisce, non si rende conto che il fratello non ha solo perso l’eredità ma anche se stesso. La reazione del fratello agli occhi di chi ama è una reazione scioccante. Ma il fratello maggiore non ha un briciolo d’amore per suo fratello, si arrabbia e rifiuta l’incontro. 

Non solo. Il fratello maggiore lancia due sfide al padre: la prima consiste nella rabbia dinanzi agli errori del fratello piccolo. La rabbia si cova nel tempo, non è solo quella esplosiva, cresce e si rafforza. Il maggiore l’ha nascosta per tutto il tempo dell’assenza del fratello per quieto vivere, ma, ora che è tornato, la rabbia esplode nella contestazione del padre e delle sue decisioni.

La seconda sfida consiste nel fatto che il fratello non contesta in merito al patrimonio, ma il modo che ha il padre di gestire i suoi affetti. Vede il padre come un debole, un perdente, di cui il fratello si approfitterà. Gli effetti della rabbia sono evidenti: il fratello diventa una minaccia per la festa della propria vita e perciò rompe la condivisione con il padre.

Il figlio maggiore vuole separare il rapporto con il padre da quello con il fratello, cioè vuole essere figlio senza fratello, mentre con il perdono il padre vuole rimettere in piedi tutte e tre le relazioni di figliolanza, paternità e fraternità.

Il figlio maggiore resta fuori, pensa di vedere bene la situazione, ma in realtà resta nelle tenebre. Il padre invece esce, cerca il figlio maggiore e lo supplica. Forse la sofferenza che il padre prova ora è più forte di quella provata con il figlio minore. Qui è il padre che supplica suo figlio, cioè è Dio che ci prega, ci viene incontro per elemosinare le risposte che ricompongano e ringenerino l’unità. 

Questo padre si scontra con la libertà del rifiuto, fa i conti con l’orgoglio di chi ha da mettere davanti i propri meriti. In questo senso la ribellione del figlio maggiore è la peggiore, perché fa saltare la fraternità.

Il figlio maggiore costringe il padre a dire da che parte sta, se sta da quella dei perfetti o da quella di chi ha fatto esperienza dei limiti. Questa è la sua forma di potere, è la logica del merito. Accecato dalla superbia e dall’ira, usa il linguaggio della separazione e ha smarrito il senso del noi: in questo senso il suo peccato è contro la condivisione.

Il padre risponde con le stesse parole dette all’altro figlio: “tutto ciò che è mio è tuo, condividiamo tutto”, mentre il figlio maggiore vorrebbe che il minore restasse fuori e quindi che uno dei due se ne andasse. 

Il maggiore cerca solo la giustizia, mentre per il padre prima della giustizia ci sono l’amore e la misericordia, la comprensione e la tenerezza. 

A questo punto il figlio maggiore ha davanti solo la strada del perdono e dell’umiltà.

Il padre ridona la fraternità al figlio, abbraccia con misericordia quella parte del figlio che ha perso, si fa carico della fragilità del figlio per restituirgli la pienezza, gli offre la possibilità di entrare, rigenerato nella relazione, nella libertà, nell’amore, nella giustizia e nella fraternità.

Questa offerta di vita nuova passa dal perdono, grazie alla misericordia. 

La misericordia è un supplemento di amore perché aggiunge altro amore a quello ricevuto: riunisce i tempi dell’amore, quando sono separati da un’improvvisa interruzione, da un fraintendimento, da un tradimento, e chiude lo iato che si è generato. Quando l’amore resta aperto va incontro a chi ama e depotenzia il male. Solo dove c’è misericordia torna la vita, anche se c’è la debolezza, la fallibilità umana, il peso di ogni persona. 

Questo modo di amare, che è come quello del Signore, non è ingenuo, ma è amore puro che resiste alla negazione e al rifiuto. 

Canto finale: Umana libertà

PERCORSI DI MEDITAZIONE

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