Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Agosto 2010

Il 16 agosto 2010 la Comunità della Casa si è ritrovata per l’appuntamento annuale del camposcuola a Chiaromonte, sulla diga del Sinni, in Basilicata. È stato, quello trascorso, un anno difficile, in cui è apparsa “allo sbando”, sommersa dalle attività, impegnata su diversi fronti, ma quasi svuotata della sua stessa identità, smarrita e in crisi di relazioni. Il Campo si presenta così, per ciascuno dei membri, come una resa dei conti, come la necessità di rifare centro sulle scelte o di ripensarsi ciascuno in modi e luoghi nuovi, diversi.

Non era la prima volta per la Comunità, altre crisi avevano attraversato la sua storia; ora di nuovo, come agli inizi, nel 1988, ma con la maturità di oggi.

La morte sembrava incombere inesorabile sulla Comunità e invece, inattesa e mai immaginata, la possibilità di una resurrezione: l’offerta di una Regola, la Speranza che si fa vita e apre le porte ad una realtà tutta nuova, possibile per tutti, la sua promessa di una vita in questa storia, anche trafitta dalle ferite, ma umana, piena e felice.

Il 23 agosto 2010 è nata, su questa Regola, la nuova Comunità della Casa ricca di 72 fratelli, una sede a Lecce e una a Santeramo in Colle (Ba).

La preistoria

La preistoria era cominciata molto tempo prima, all’Oratorio salesiano di Lecce, dove dal 1977 e fino al 1988 gli “anziani” di oggi, allora adolescenti e giovani, avevano cominciato un cammino di scoperta e di progressiva adesione a Don Bosco Padre, Maestro e Amico prima, poi, via via che le scelte si facevano per ciascuno più concrete e definitive, a Gesù Cristo, servito nei piccoli con entusiasmo, gioia, sacrificio e appassionata dedizione.

All’Oratorio è stata sperimentata la vita di gruppo, palestra di crescita umana e cristiana, l’Amicizia intesa quale realtà insostituibile nella vita, occasione di confronto e di condivisione, l’Animazione, possibilità di promozione della vita propria e dei ragazzi, occasione di un impegno costante e coinvolgente, capace di cambiare la vita e di orientarla al servizio verso l’educazione dei piccoli.

Abitare la città come associazione

Nel 1988 una svolta decisiva: si conclude, nell’anno centenario della morte di Don Bosco, l’esperienza oratoriana per 42 di quei giovani. Uscire dall’oratorio non è stata precisamente una scelta, piuttosto una necessità, determinata da decisioni di altri che ha catapultato tutti in contesti nuovi neppure immaginati. Dopo un iniziale disorientamento, l’apertura alla città è sembrata lo sbocco naturale di una vita in compagnia del Signore che sempre più chiaramente si declinava nel servizio ai piccoli, nelle forme di volta in volta intraviste come possibili.

Le Associazioni salesiane del CGS Fantàsia e della PGS Mahereza, in cui negli anni gli animatori si erano formati, e che la lungimiranza sei un salesiano, don Matteo Martinelli, ha permesso di continuare a gestire in autonomia, sono state il “veicolo” che ha permesso di attraversare le vie della città, di abitare le piazze delle periferie facendo animazione di strada, di penetrare nei cortili e nelle sale parrocchiali, strumento straordinario per incontrare ragazzi, i più poveri, quelli soli e abbandonati, quelli che neppure passavano dalle parrocchie.

Il rapporto con la Chiesa

Già, le parrocchie. Non sempre è stato facile il rapporto con la Chiesa, più facile quello con le istituzioni civili. Accanto a uomini di Chiesa illuminati, aperti, padri per quei giovani – don Matteo Martinelli, Mons. Mincuzzi, don Edoardo Caroppo, don Marcello De Sario, don Benedetto Bisconti – altri meno disponibili, più legati forse alle forme dell’istituzione, più “gerarchici” nell’organizzazione del lavoro e della missione, che hanno reso più difficile il cammino, hanno posto ostacoli e veti. È stata un’esperienza faticosa, a tratti dolorosa ma utile, perché ha consentito una verifica della fedeltà e la scelta di un’appartenenza più profonda ma meno “vincolante” nelle forme e nei modi. Era nata intanto, dalle ceneri delle due associazioni – insufficienti ormai a rispondere alle esigenze spirituali e di solidarietà del gruppo – l’Associazione di Volontariato C.a.sa (Comunità degli Animatori Salesiani, secondo la definizione di don Gianni De Robertis) che, grazie all’inserimento nel mondo del Volontariato e delle strutture civili, ha permesso ai soci da una parte di continuare a lavorare per i piccoli nelle forme e nei luoghi più diversi (Volare Alto, un progetto di inclusione con ragazzi di diverse etnie, Fantaroa, Giochi in Colle, Clown’s day in 4 ospedali, periferie, cortili, strade chiuse …), dall’altra di acquisire un’identità più chiara e maggiore libertà di azione. Così si è fatto più chiaro anche il rapporto con la Chiesa, reso manifesto dalla collaborazioni con diocesi e parrocchie della Puglia (Ugento, con mons. Caliandro; Otranto, con mons. Negro; Bari-Bitonto, con don Ciccio Savino; Molfetta, presso il seminario Maggiore e poi in diocesi; Taranto, Castellaneta, Nardò-Gallipoli…) e con la pastorale Giovanile della diocesi di Lecce in qualità di formatori di operatori ecclesiali. Lentamente, operando con onestà e chiarezza di intenti, è maturato un rapporto di stima anche con l’Arcivescovo di Lecce, Mons. C. F. Ruppi, mentre sul fronte interno è iniziato un cammino dei Soci dell’Associazione volto a definire un’appartenenza alla Chiesa sempre più consapevole e responsabile, propria di cristiani adulti e impegnati nella costruzione del Regno.

Il cambiare casa

La casa, nomen omen… fin dal primo momento nel lontano 1988, questo è stato il nome che ha designato il luogo dell’incontro e del lavoro comune. La Casa, dalle prime, a Lecce, in via Coppola, vecchia e disabitata da anni, invasa dalle erbacce, faticosamente ripulita e arredata con mobili di fortuna ma per tutti luogo speciale e da curare, perché offerta generosa e gratuita, e in via Marea, a Santeramo, piantata nel tufo della Murgia, quando anche lì è stata vissuta la stessa esperienza di esclusione e chiusura; alle attuali sedi della Comunità, moderne, ariose, attrezzate, l’una sorprendentemente ricevuta in dono, l’altra acquistata a prezzo di fatica e sacrifici di tutti i soci, sono stati punti di riferimento essenziali, mai nido caldo, piuttosto luogo dell’accoglienza e trampolino di lancio verso i giovani, i ragazzi, i piccoli, luoghi scomodi della ricerca e della verifica, luoghi del confronto, dell’impegno e della festa.

Allargare la Casa

Molti sono passati dalla Casa: alcuni sono rimasti, pian piano sono entrati a far parte della Comunità, altri hanno mantenuto rapporti amichevoli pur vivendo altrove, tanti sono stati compagni di viaggio per un po’, hanno condiviso esperienze e tempi della vita, poi sono andati oltre. Per una via misteriosa, il 5 settembre 1999, dopo un discernimento profondamente sentito da tutti i soci, la Comunità della Casa si è allargata in modo significativo e stabile. Sono entrati a farne parte integrante i membri di un’altra Comunità che, per disegni misteriosi dello Spirito, si era formata all’Oratorio salesiano di Santeramo in Colle e si era trovata a percorrere una strada molto simile, dentro e fuori dall’Oratorio. La Casa si è fatta di necessità più grande, ciascuno si è tirato un po’ più indietro per fare spazio all’altro; tutti ora più lentamente ora speditamente, hanno sperimentato la fatica e la gioia del dono offerto, ricevuto, condiviso, tutti si sono incontrati nel nome di Gesù Cristo. Oggi sono 72 i membri della Comunità che, a Lecce come a Santeramo, nel lungo volgere degli anni, insieme, hanno imparato ad aprire le porte ai giovani, ai piccoli, a quanti sono alla ricerca di se stessi, pronti ad offrire amicizia, sostegno, compagnia nel cammino verso il Signore.

Sempre accanto ai piccoli

I piccoli: all’inizio erano “i ragazzi”, chiunque fossero, dovunque vivessero, purché “poveri e abbandonati”, accolti all’oratorio o nelle parrocchie, cercati ovunque ci fossero poche risorse, spazi aperti, o un ciuffo d’erba sull’asfalto di un campetto di periferia. Italiani, extracomunitari o rom, purché fossero ragazzi. Il modello sempre Don Bosco, il desiderio, quello di offrire a tutti un’opportunità, un di più di vita, accoglienza e disponibilità da far passare magari in quell’unico “angolo di accesso al bene” per aiutarli a diventare grandi. Poi, pian piano la realtà è cambiata, le piazze si sono svuotate, è stato sempre più difficile trovare i ragazzi per strada, è finita anche la collaborazione con le parrocchie. Allora – in modi e tempi non previsti – ancora una svolta: sono arrivati in Comunità adolescenti diversi, diversamente bisognosi di cure e attenzioni, diversamente sensibili, con abilità diverse. Sono loro oggi i piccoli da incontrare, sostenere, aiutare, quelli verso cui orientare l’azione, quelli con cui condividere la vita. “Sono proprio queste persone – desiderose, come noi, di una vita felice insieme agli altri, ma, come noi, incapaci di essere autosufficienti nel vivere la loro vita e per questo disposti a lasciarsi amare – che sollecitano in noi l’utopia della generosità, ci spingono ad immaginare un futuro diverso, a donare un volto alla speranza, a fare della giustizia che mette insieme tutti gli uomini e ne riconosce l’umano comune un nostro compito” (Regola della Comunità della Casa, 255). Per la sua missione la Comunità si organizza con un volto civile sempre più definito: l’Associazione di volontariato C.A.SA. continua a promuove la formazione al volontariato, di giovani e adulti, la presenza nella Città per il recupero delle radici storico culturali e per la cura del Creato, per la costruzione di una cultura che sia dalla parte dell’uomo; la Fondazione div.ergo - ONLUS viene costituita nel 2015 per dare forma a tutti i progetti di inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità intellettiva che, ormai da diversi anni, sono al cuore delle attenzioni dei fratelli e delle sorelle.

La nuova regola

12 aprile 2020. La Fondatrice riscrive a distanza di dieci anni la Regola della Comunità della Casa: la Comunità ha attraversato varie stagioni, alcune esaltanti, altre più faticose […] Alcuni Fratelli e Sorelle hanno lasciato la Casa. Qualcuno è tornato, qualcuno no.

Ogni volta si è trattato di passare – tutti – da strettoie dolorose, da pensieri che si confondono, da sentimenti feriti, da delusioni e tremori, da rabbia e reazioni; da conversioni necessarie per discernere qual è la perla preziosa per cui vendere tutto. […] Oggi, dopo 10 anni, è tempo di riscrivere la Regola di questa Comunità.

Il percorso fatto insieme ha sgombrato la strada da alcuni ostacoli e timori, la Parola del Signore contemplata e meditata in questi anni ha segnato il nostro passo e aperto scenari inediti. (cfr. Regola della Comunità della Casa, Premessa).

L’approvazione dell’Arcivescovo di Lecce

Finalmente, dopo un lunga attesa e un desiderio coltivato per anni, il 3 novembre 2021 la Comunità della Casa è stata riconosciuta, ad experimentum per tre anni a partire dal 28 novembre 2021, da Mons. Michele Seccia Arcivescovo Metropolita di Lecce come Associazione privata di fedeli.

La grande gioia per l’evento si accompagna anche alla responsabilità di essere una Comunità che costruisce ogni giorno la Chiesa. Da quel momento la presenza in diocesi si è fatta più attiva e collaborativa con la partecipazione costante e creativa agli organi istituzionali della diocesi (Pastorale Giovanile, Consulta dei movimenti laicali, Consiglio Pastorale diocesano).

La sede a Campobasso

Nell’agosto del 2021 la Fraternità “Don Bosco–la Riva” di Campobasso comincia un discernimento sulla possibilità di aderire alla Comunità della Casa. Il discernimento si conclude con la decisione di alcuni fratelli di aderire alla Comunità della Casa, presentando alla Fondatrice la domanda di ammissione al noviziato.

Il 10 gennaio 2022 per la prima volta i fratelli di Campobasso partecipano alla Plenaria della Comunità e iniziano il camino di noviziato, mettendo in questo modo le basi per la costituzione di una nuova sede della Comunità a Campobasso. Il 2 gennaio 2023 cinque fratelli di Campobasso fanno la prima promessa di appartenenza alla Comunità della Casa inizia il tempo bello della costruzione di una nuova sede che sarà inaugurata il primo maggio.

Adriana

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