Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Verso una regola per la Comunità

1 Dopo 22 anni insieme, l’idea di una regola è apparsa all’orizzonte della vita comunitaria.
Non in un momento di particolare fioritura, né di entusiasmi.
2 Viene fuori così, sul tratto sassoso del nostro cammino di questo tempo.
Ha senso coltivarla oggi?
Credo proprio di sì.
20 Una regola semplice, vivibile. Ma non per questo vacua.
21 Una regola radicale, quindi, fortemente ancorata al Vangelo. Al Signore morto e risorto. Alla Vita: quella che Lui ci ha dato, quella piena, eterna, che con Lui si è fatta visibile.

Perché la Comunità

23 L’incontro con i testimoni del Signore morto e risorto, nella Chiesa in cui siamo nati e cresciuti, ha dato forma al desiderio di vivere la nostra chiamata ad essere cristiani con responsabilità, coscienti che ci è stato affidato un bene prezioso (2Tim 1,14).
27 Possono farne parte quanti desiderano vivere la compagnia col Signore della Vita, una fraternità palpabile e una missione verso i piccoli.

La Comunità per vivere da risorti nella Chiesa e nel Mondo

Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. (Gv 15,11)

33 Per noi la Vita si è fatta visibile, è piena ed eterna perché è la vita del Signore Risorto donata a noi (1Gv 1,1-4). Siamo insieme in comunità perché abbiamo incontrato e desideriamo continuare a conoscere il Signore.

34 Dio, che si è fatto carne (Gv 1,14), è morto ed è risorto perché potessimo avere la vita in abbondanza, una vita umana e felice, in questa storia e per sempre (Gv 10,10).

35 Una vita anche trafitta dalle ferite, ma così alimentata dall’amore da non poter essere vinta da nessun assalto della morte (Rom 8,31-39).

36 Una vita umana, veramente umana perché condivisa con tanti, continuamente sollecitata a mettersi in piedi, a voltarsi, ad andare verso gli altri, senza perdersi e continuando a ricevere il bene che le ha dato forma e continua a modellarla (Gv 20,11-18).

37 Una vita felice, perché per quello che conosciamo, facendo la strada, accettiamo di subire le perdite (Fil 3,5-14), di attuare quegli anticipi di corpo (Mt 2,11), che fanno del nostro futuro qualcosa di palpabile, di visibile e concreto; accettiamo di vivere quella marginalità creativa (Lc 2,4-7) che ridisegna dai margini l’architettura dei mondi che abitiamo - la città e la comunità, il lavoro e la cultura – e il senso delle cose, attraverso la potenza profetica dei segni di fraternità, di responsabilità, di pace e di novità (Ap 21,5).

38 Una vita in questa storia, oggi, con un futuro di libertà e liberato dall’illusione che ci sia sempre tempo domani per convertirci, per crescere, per iniziare, per tornare a vivere (Lc 15,11-32).

39 Una vita piena che, nel mettere in discussione fraternamente e costantemente il nostro operare, nel rivedere le nostre condotte relazionali e il rapporto con il Signore, nel correggere i modi del nostro impegno verso i piccoli, nel cercare il contributo del pensiero dell’uomo sull’uomo e nello studio serio della Parola, si manifesta come l’essere uomini ad immagine del Figlio, oggi e per l’eternità. Il nostro modello di uomo è Lui, non in senso spiritualizzato, ma come la passione per i piccoli, per l’uomo e l’impegno per una vita autentica e felice ci offrono di incarnare.

Consapevoli del carisma ricevuto.

46 Sei stato Tu
che hai innestato sulla pianta rigogliosa  della nostra vocazione verso i giovani,
il dono particolare dell’ascolto  dell’uomo,
perché abbia la Vita in abbondanza.

Di ogni uomo. In ogni situazione di vita.
Dell’uomo perché essere affascinante, bellissima immagine di Te, Signore mio.
L’uomo, fratello Tuo, figlio del Padre.
L’uomo che da sempre amo, che da sempre ho la spinta a far nascere, a liberare, ad accompagnare verso di Te.

51 L’uomo e la sua vita, piena.
Cercare questa vita, scavare per trovarla, e cambiare e ripensare se stessi e le cose che facciamo  perché la vita di ognuno, perché il volto più vero di ognuno venga alla luce.

3a. Chi desidera partecipare di questo carisma può farlo nei seguenti modi:

54 come Socio permanente della Comunità
55 come Socio a tempo della Comunità
56 come Amico della Comunità
57 come Simpatizzante della Comunità

Amatevi gli uni gli altri. Una fraternità palpabile.

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35).

61 Signore,
è l’unico comando che hai dato ai Tuoi e dai anche a noi.
Davvero tutto il resto discende da qui.
Avverto, in quel ‘come io ho amato voi’,

la vertigine di un amore di cui neppure riusciamo ad avere visione d’insieme,
l’unificazione diamantina di tutti quei riflessi dell’amore
che anche noi desideriamo, sentiamo nascere nelle nostre membra, pensiamo realizzabili, viviamo perché siamo amati e amiamo.
È la tua Incarnazione, il Tuo piantare la tenda in mezzo a noi che ci schiude dinanzi il senso di  una fraternità palpabile
.

64 La fraternità palpabile è fatta così. La vive chi la contempla nel Signore che ama e lo fa fino alla fine (Gv 13,1), chi la riconosce fra gli altri e la genera prima di tutto in comunità – dove i fratelli sono molto vicini (1Gv 4,19-21) - e poi in tutti quei luoghi che abitiamo, dove si scrive la nostra vita animata dallo Spirito (2Cor 3,3), fatta di pensieri, azioni, sentimenti, speranze, passato e futuro.

66 Tutti sapranno che siamo Suoi discepoli. Siamo insieme non per sapere tante cose, ma per metterle in pratica. È questa la nostra beatitudine (Gv 13,15-17).

67 Noi non siamo piccoli, e non ci sentiamo neppure tali: insieme ci aiutiamo a farci piccoli (Fil 2,2-8), a vivere l’umiltà operativa che abbiamo conosciuto in Gesù.

Chi aderisce a questa Comunità pratica la vita fraterna:

71 nelle piccole comunità, che sono gruppi ristretti di persone, all’interno dei quali è possibile una relazione faccia a faccia con tutti in modo continuativo e stabile e l’apertura costante del privato di ognuno agli altri.

77 frequentando assiduamente la Casa,sede della Comunità, preferendo muoversi per incontrare gli altri lì, dove è la casa di tutti, piuttosto che aspettarli o invitarli a casa propria.

78 partecipando ai gruppi di fraternità,

79 condividendo con gli altri la formazione permanente

86 praticando la correzione e la promozione fraterna

91 praticando il servizio dell’autorità, perché la vita fraterna ha bisogno di crescere nell’armonizzazione e nella valorizzazione dei diversi doni che i soci portano, perché ognuno deve poter compiere il proprio cammino di umanizzazione per essere figlio come il Figlio; perché la fraternità non è il risultato di uno sforzo solo umano, né espressione della dimensione sociale dell’uomo, ma è prima di tutto una realtà divina, un’opera dello Spirito, un dono del Padre.

107 Vivendo la scelta della consacrazione. Nella Comunità, insieme a quanti sono chiamati a vivere da sposi, ci sono altri che sono chiamati a vivere una speciale promessa al Signore che li impegna a partecipare all’offerta piena della Sua vita per gli altri.

114 Nella Comunità ci sono anche altri che fanno della vita fraterna la loro scelta di vita. Sono quanti amano di un amore speciale la Comunità

115 Facendosi povero.

118 Per amore dei piccoli, questa Comunità sceglie di non possedere alcun bene.

120 Tutti i soci, insieme, costruiscono la cassa per i poveri e la cassa per la solidarietà interna.

Noi abbiamo contemplato la Sua Gloria: Vivere con il Signore Risorto

122 Tu.
Dalle nostre origini sperimentiamo che hai posto la Tua tenda in mezzo a noi e rimani sempre con noi, tutti i giorni della nostra storia, quando è facile riconoscerti e quando facciamo fatica.

Per fortuna ci vuoi bene anche presi tutti insieme: così, quando qualcuno rallenta, quando altri perdono la rotta,  quando uno si cementa per terra e l’altro rema contro tutti,
quando alcuni si dimenticano di Te e qualcuno degli altri, c’è chi continua a seguirTi sulla strada, e camminare insieme prende il passo della speranza,
la speranza di non perdersi nelle proprie notti.
Tu ci hai chiamati amici.
Chissà se fino al giorno in cui Ti vedremo faccia a faccia riusciremo a cogliere che cosa significa che Dio dica ad ognuno di noi ‘Amico’.
E noi tante volte ci siamo detti amici Tuoi.
Ci sentiamo parte con Te e abbiamo conosciuto tante cose di Te.
La Tua amicizia ci apre ad una verità
diversa da quella che sappiamo rintracciare noi;
le Tue frequentazioni stabili con i pubblicani e i peccatori ci costringono, per restare con Te, a pensare normale un ordine sociale diverso da quello corrente, a cercare anche noi la condivisione della mensa con i piccoli, piuttosto che la compagnia dei ‘benpensanti’ e dei ‘dottori’.
La casa dei Tuoi amici è casa Tua, da Cafarnao a Betania; la Tua povertà, quella di chi non accumula nulla per sé, il  rigore, la durezza e l’asprezza della Tua parola verso chi non è dalla parte dell’uomo, della vita, dell’amore, anche a costo di ricavarne ostilità e pagare di persona,
ci fanno toccare non un Tuo speciale altruismo,
ma i modi per partecipare all’instaurarsi del Tuo Regno.
Signore,
vogliamo vivere con Te per immettere in un mondo freddo,  in cui il calcolo e il conservarsi
prevalgono, la gioia di essere insieme ad altri,
di poter esprimere e vivere ancora la fiducia e la forza nelle difficoltà  perché certi di non essere mai soli, certi che il Tuo amore per noi si manifesta in quello degli altri.

Ai bordi del cuore. La nostra missione nel mondo.

Abbiamo visto la Vita
e abbiamo imparato a riconoscerla nei piccoli
guidati da chi, ricco del carisma di
don Bosco, ci ha insegnato a vederla.
Avere l’occhio lungo, guardare con gli occhi del cuore, agire per prevenire,
vedere il punto accessibile al bene in ogni ragazzo… (Mt 18,1-6.10)

138 Ora chi è nella Comunità ha ed esercita uno sguardo di parte: la gioia promessa e desiderata non è soltanto quella propria, non è quella chiusa nel recinto della propria esistenza e delle proprie aspirazioni.

È una gioia solidale, una gioia che raggiunge e coinvolge gli altri (Fil 4,4-9).
139 Gli altri che proprio noi andiamo ad abbracciare, prestando le nostre mani a Te, Signore nostro, sono quei giovani e quei nostri coetanei che si trovano ai bordi, ai margini di alcune strade, quelli che riusciamo a vedere e a sentire con i nostri occhi e il nostro cuore, cresciuti, come siamo, all’ombra del carisma di don Bosco.
140 Sono i diversamente abili,

141 Sono i giovani

142 Sono quelli che hanno imboccato una complanare perché, in un momento della loro vita, una malattia, un disagio, una domanda o il bisogno di vedere e toccare la vita vera li ha confusi, li ha portati a rallentare il passo rispetto a quanti corrono sulle strade maestre del nostro occidente.

143 Signore,
tutta questa bella gente che c’è intorno a noi è come noi.
Anche noi siamo diversamente abili,
anche noi temiamo le solitudini del mondo,
anche noi siamo in ricerca e periodicamente imbocchiamo qualche complanare.
Per questo possiamo camminare verso di Te insieme a questi altri - per sempre o per un pezzo di strada - certi che vino, olio, bende, un letto per dormire e un conto da pagare ce li possiamo permettere per tanti.
Per tutti quelli che Tu ci indicherai, per tutti quelli che riusciremo a vedere per strada, attenti a non farci accecare dal nostro lavoro, e dai fatti nostri.

(cfr. Lc 10,30-37)

156 Ogni socio e ogni amico della Comunità orienta le proprie forze e la propria generosità per la realizzazione di un progetto che sia traduzione particolare di un Sogno.

158 Sogno degli Anawim

160 Sogno dei Centri Giovanili

162 Sogno di una Comunicazione dalla parte della vita

164 Sogno del Clown's day

166 Sogno dell'oratorio

…E poi? Il nostro futuro.

171 Quando eravamo all’oratorio, da ragazzi, ci ripetevamo spesso le parole che don Bosco sussurrò a don Bonetti pochi giorni prima di morire: ”Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso”. Eravamo certi che valessero pure per noi: don Bosco ci aspetta lì.

172 In questi primi 32 anni vissuti insieme abbiamo toccato la bellezza della Vita, l’Amore del Signore per noi, abbiamo accompagnato persone a noi molto care alle soglie dell’incontro con il Dio della Vita e ci siamo fermati dinanzi al mistero della morte.

173 Crediamo che la Vita, dono del Signore per noi, può essere solo piena ed eterna. E questa vita, per noi, comincia qui - nella storia - e attraversa la morte, per risplendere per sempre, liberata da ogni lacrima, da ogni lutto e da ogni affanno (Ap 21,4).

174 La vita comunitaria è, per quanti la abbracciano, un modo per vivere la fede nel Figlio del Padre (Gv 3,36) e per rispondere insieme all’invito del Signore a vivere la santità che ci ha donato.

175 Sentiamo rivolte a noi le parole di Gesù che dice ai suoi:

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via.Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto»” (Gv 14,1-7).

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