Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Alzarsi e andare

Canto iniziale: Perdonami

Lc 15,17b-19

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”.

Commento

In queste parole del figlio il centro è occupato dal Padre. Il fatto che, spinto dalla fame, dica “mio padre” è importante, perché dice la sua appartenenza al padre. In genere la fame costringe a fare i conti con tre aspetti della propria vita: con la povertà, con la vulnerabilità; con la ricattabilità.

Per fame questo figlio è disposto a tornare a casa da servo, sconfitto e ferito nella propria dignità. Sa di essersi giocata la figliolanza, barattandola con l’eredità e negando il padre.

Il figlio ricorda il padre e la casa, che erano prima l’ostacolo alla propria identità e alla propria felicità. Ora però intuisce la generosità del padre e si rende conto di non averla apprezzata. Ora è disposto a rinunciare alla figliolanza per recuperare il rapporto con il padre ed è anche disposto ad assumersi le conseguenze delle proprie azioni, a differenza di quanto aveva fatto prima.

La memoria della generosità del padre è motivo di speranza e per questo motivo decide di tornare, sperando che a casa ci sia ancora un posto per lui.

Quando era andato via di casa, il figlio non si si era accorto della bontà del padre, che è fatta di comprensione, tolleranza e sopportazione. Ora, dopo aver fatto esperienza della mancanza, riesce a riconoscerla.

È questo il momento in cui comincia la conversione del figlio, che vede che quanto aveva prima non è scontato, ma è solo un tratto di amore del padre. È il momento in cui il figlio si rialza, ormai alleggerito di quella parte eccessiva di sé.

In cadute come questa sono necessarie la braccia di un altro, come quelle del padre, che ci tirino su. E questo è possibile perché anche il padre aveva sperimentato quel vuoto, quell’abbandono, che è più forte del distacco e della nostalgia. Ecco perché il fatto che il figlio dica “mio padre” significa che sta recuperando la propria identità e sta riconoscendo l’appartenenza al padre.

Canto finale: Dentro l’anima

PERCORSI DI MEDITAZIONE

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