Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Un male invisibile nella nostra cultura?

Canto iniziale: Perdonami

Lc 4,1-4

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

Commento

Gesù aveva fame e il diavolo lo tenta con una soluzione in apparenza semplice. La tentazione non è relativa a una cosa proibita e propone di trasformare delle cose inutili, come i sassi, in qualcosa che sfama. La tentazione è profonda e mette a dura prova Gesù, perché è difficile chiamarla tentazione.

La tentazione consiste nel fatto di pensare che il primo significato della nostra vita è nel soddisfare il nostro desiderio come se fossimo soli. La tentazione è non considerare decisivo il fatto di cercare la nostra felicità nel lasciare che siano gli altri a tirare fuori di me le cose migliori. Di contro, pensiamo che sia decisivo fare da soli: non sappiamo più fare a metà un pane che prima di tutto è dato a un altro e poi preso per sé.

Con il tempo abbiamo imparato che è un nostro diritto soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri desideri. Però dentro questo diritto c’è qualcosa di terribile e mortale, perché si realizza pienamente il cambiamento della nostra vita, cambia il modo di concepire la qualità dell’essere umano.

È degno dell’uomo saziare la propria fame solo quando abbia imparato a nutrire qualcun altro. È umano realizzare idee brillanti e geniali, solo quando qualcuno ha fatto di tutto per tirarcele fuori.

Ciononostante, il giorno in cui impereranno a saziare sé stessi e poi gli altri gli uomini moriranno di ingordigia. Allora avranno disimparato che cosa significa voler bene e vivranno tutti con la testa bassa, cercando di soddisfare solo sé stessi.

Gesù ci mostra che le nostre risorse migliori non sono il frutto della domanda “chi sono io”, ma di quella “per chi sono io”. In questo senso siamo chiamati a dare una testimonianza che risvegli negli uomini il desiderio di felicità, facendo intuire la presenza di Dio.

La prima tentazione consiste allora nel saper affrontare il momento del mancamento, in cui sentiamo di non essere sostenuti e siamo tentati di dimenticare che non esiste un momento per mangiare da soli.

Chi non supera questa fase diventa una persona lamentosa, triste e vecchia. Allora si tratta di trattenere la fame e di cercare qualcuno con cui condividere ciò che abbiamo.

Canto finale: È l’ora

PERCORSI DI MEDITAZIONE

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