Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Tornare indietro

Canto iniziale: Vertigine

Gv 6,66-71

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

Commento

L’evangelista ci mette di fronte i discepoli che non seguono più Gesù: sono andati via perché di fronte al discorso di Gesù sul pane di vita decidono di tornare indietro.

Probabilmente non si sono accorti di come si stavano già separando dal Signore, cioè di quelle piccole prese di distanza che piano piano li hanno poi portati a decidere di non stare più vicino a Maestro.

Anche noi facciamo questa esperienza nel rapporto con il Signore e con gli altri. Ci manca la consapevolezza di questi segnali che ci mettono in guardia dal fatto che stiamo cercando solo cose che ci riempiono la pancia e che non sono il pane di vita di cui parla Gesù.

Per verificare se ci stiamo allontanando dal Signore, può essere utile tenere presenti quattro segnali indicati da Ignazio di Loyola:

  • La divisione tra la nostra persona e la nostra missione. Una distanza che diventa un baratro tra il nostro cuore e quello che facciamo con gli altri. In questa situazione cominciamo a vagare introno a noi stessi, concentriamo la nostra attenzione su cose che diventano identitarie. Possiamo definire questa divisione una spaccatura tra la nostra storia, in cui abbiamo fatto l’esperienza dell’essere amati, e il presente, in cui invece tendiamo a crescere nel nostro egocentrismo.
  • La divisione tra la nostra realizzazione e lo stare con gli altri. Si presenta con uno sguardo di sufficienza rispetto alla fraternità: si disertano i luoghi e si rinuncia a combattere con se sessi. Ricorrono espressioni del tipo “non posso cambiare”, che in realtà sono cedimenti al divisore e negano la fede nello Spirito.
  • La paura che inizialmente si presenta come turbamento che ci fa dire “non ce la faccio”, “non ce la faccio più”. Essere turbati è un’esperienza evangelica che ha provato anche Gesù, ma nella fiducia completa nel Padre. Noi invece, quando coltiviamo la paura, non ci affidiamo al Signore e non ci impegniamo a vivere un amore più pieno. In questo modo facciamo diventare la paura un’espressione diabolica, che rende impossibile camminare con vigore con il Signore.
  • La tristezza: non quella buona, che ci fa rendere conto di qualcosa che non va bene, ma quella cattiva, che produce la morte e corrode il valore e l’importanza delle cose che abbiamo scelto di fare. La sua espressione concreta passa attraverso la lamentela, che, come dice papa Francesco, è una delle porte chiuse allo Spirito, un veleno dell’anima, che non lascia crescere il desiderio.
Canto finale: Una casa da costruire

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