Tema: Figlio di Dio. La meraviglia del non credente
Canto iniziale: Eri tu
Mc 15,37-39
Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Condivisione delle impressioni, delle reazioni e delle domande.
Nel Vangelo di Marco Gesù muore da solo, senza nessuno dei suoi amici e sentendosi lontano anche dal Padre. Il silenzio e l’oscurità che avvolgono la morte di Gesù sono squarciati dal suo grido.
Eppure Gesù muore senza subire la morte, perché per lui è un atto interamente assunto, è il frutto di una decisione cosciente e perseguita con decisione. Il suo sospiro, così come viene presentato, sembra l’ultima parola di chi ha raccolto le forze per essere presente con tutto se stesso nell’ultimo atto della vita.
L’evangelista annota che si squarciò il velo del tempio, che si può intendere nel senso che ciò che è sacro al di là del velo non è più separato da ciò che appartiene all’uomo. Con la morte di Gesù si apre la possibilità di stabilire legami tra Dio e l’umanità. Da questo momento Dio non abita più nel tempio, ma in quest’uomo crocifisso che dona la vita e si consegna in piena fiducia al Padre.
Di fronte a Gesù in croce c’è il centurione, che aveva l’ordine di tenere d’occhio il crocifisso finché non sarebbe morto. L’esperienza di tante morti aveva indurito il cuore di quest’uomo. Eppure, quando Gesù moriva, deve aver visto qualcosa di completamente nuovo: è passato dal guardare Gesù per dovere al contemplare il suo mistero.
Il centurione deve aver visto l’orrore della sofferenza, la disumanità degli insulti, le menzogne, la violenza gratuita, la crudeltà degli amici che lo hanno abbandonato e allo stesso tempo un amore incredibile.
Gesù non ha fatto niente contro coloro che lo hanno torturato, ha amato in maniera incrollabile, è stato estremamente forte contro il male, ma anche profondamente tenero con coloro che ha amato.
Nell’uomo sulla croce il centurione ha visto la speranza che la tenerezza e l’amore possono vincere sul male. Per questo ha riconosciuto in Gesù un giusto, cioè un uomo che merita rispetto, perché ha vissuto come figlio di Dio.
Questo stupore ha aperto il centurione alla fede, che solo l’intervento della grazia di Dio rende salda e profonda. Il centurione ha colto l’umanità di Gesù come parte della sua divinità, ha visto che era figlio di Dio, che è diverso dal dire il Figlio di Dio, cioè ha visto un uomo che ha vissuto in modo molto vicino a come vive Dio.
Il centurione si apre alla fede perché coglie la ricchezza dell’umanità di Gesù, coglie nella sua morte uno squarcio che apre all’infinito.
Canto finale: Meraviglia