Tema: Essere presi da grande timore: lo stupore dei pastori
Canto iniziale: Kenosi (I strofa)
Lc 2,8-18
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.
Condivisione delle impressioni, delle reazioni e delle domande.
Tre le parole chiave su cui fermiamo l’attenzione: notte, timore e oggi.
- Di notte i pastori vegliano. Ognuno di noi può ricordare delle notti che sono rimaste particolarmente impresse: notti di attesa, di gioia, di agitazione, di tentazione, di Pasqua, di ricerca ecc… La notte, che più di ogni altro momento è caratterizzata da un’atmosfera di stupore, porta con sé due elementi irrinunciabili per chi vuole incontrare Dio: il silenzio e il raccoglimento. Dio ha scelto la notte per dare l’annuncio della nascita del Figlio, lontano da Gerusalemme, fuori città e all’aperto. In quella notte solo i pastori erano svegli.
- L’angelo si presenta ai pastori e la gloria del Signore li avvolge di luce. La reazione dei pastori è di estasi e di timore. Non si tratta della paura della vergogna né della paura di chi seppellisce il talento che ha ricevuto, perché i pastori sono in piena luce. Il timore è la sensazione che nasce di fronte alla grandezza di Dio, è un misto di domande e di sorpresa, dove non c’è posto per l’angoscia e la colpa.
- La luce del Signore non sta davanti ai pastori, ma li avvolge: questo significa che sta nella loro vita. L’annuncio dell’angelo è segnato dall’oggi, che rappresenta qualunque momento in cui si manifesta l’iniziativa di Dio, che non è solo parola, ma anche presenza incarnata. Oggi è rappresentato da quel bambino che entra nella storia e nella vita dei pastori e di tutti gli uomini.
Quando la parola s’incarna è sempre accompagnata da segni, che sono visibili da chi ha fede: Dio pone i segni, chi ha fede riesce a vederli. Se siamo chiusi, pesanti, se siamo convinti delle nostre posizioni, diventa difficile vedere i segni e il timore si trasforma in paura.
I pastori decidono di muoversi, di andare a vedere ciò che ha annunciato l’angelo e si lasciano sorprendere da un Dio che abita la notte.
Anche la nostra notte può essere abitata da un oggi, da un’iniziativa di Dio che ci offre un segno. Questa esperienza, anziché generare angoscia, può fare spazio alla relazione, all’incontro e alla scoperta. Accogliere la luce significa andare dove non saremmo mai andati, per accogliere il dono di una vita nuova.
Canto finale: Kenosi (II strofa)