Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Grazie a Dio per mezzo di nostro Signore

Canto iniziale: Sequenza allo Spirito

Rm 7,15.18-25a

Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!

Condivisione delle impressioni, delle reazioni e delle domande.

In questo passaggio Paolo presenta il dramma esistenziale proprio di ogni uomo, che dentro di sé si ritrova la lacerazione tra ciò che vuole fare e ciò che realmente fa.

Il peccato è qui presentato in relazione all’agire: quando agiamo, siamo influenzati dal male e avvertiamo dentro di noi il dramma della differenza tra le nostre intenzioni e i comportamenti che mettiamo in atto. Il peccato si può pertanto definire come una non conoscenza operativa.

Ogni uomo sa agire secondo le indicazioni della Legge, ma come mai agisce senza tenerne conto? È questa la domanda di sottofondo su cui Paolo si sofferma.Il contrasto tra il volere fare qualcosa e il fatto di non farla è perenne nella coscienza di ogni uomo e genera a sua volta un conflitto permanente.

Questo conflitto richiede una confessione realistica della propria debolezza e mette in evidenza tutta la creaturalità dell’uomo. L’uomo è dunque presentato come fragile da Paolo, che con la sua riflessione sembra togliergli la responsabilità delle azioni.

In realtà Paolo richiama cinque tipi di legge: la legge di Mosè, un’altra legge non meglio definita, la legge della ragione, che corrisponde alla voce interiore, la legge di Dio e infine la legge del peccato, cioè il male che con il nostro agire diventa legge.

In generale emerge il fatto che ogni uomo si confronta con una realtà molto complessa, in cui la legge del peccato lo attira con forza.

Paolo arriva a esprimere un lamento, un’invocazione e lo sfogo di una persona presa dallo sconforto.

Alla fine però c’è una liberazione esistenziale: Paolo riconosce che la soluzione alla sua lacerazione non è in lui, ma in Gesù Cristo che con la sua morte e resurrezione lo ha liberato dalla legge del peccato e gli offre la possibilità di rinascere nell’agire.

Ascolto della Parola: Rm 7,15.17-25a

Canto finale: Chi ci separerà?

 

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