Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Che non ti accada di peggio

Canto iniziale: Sequenza allo Spirito

Gv 5,5-9.14

Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».

Condivisione delle impressioni, delle reazioni e delle domande.

Il numero 38 ha un significato simbolico, infatti richiama gli anni trascorsi nel deserto dal popolo d’Israele. Partito dall’Egitto con la speranza della terra promessa, il popolo ha invece seguito sempre più le proprie pretese, vagando per anni nel deserto. Alla fine tutta quella generazione ribelle morirà, senza vedere la terra promessa.

Con questo riferimento simbolico l’evangelista dunque vuole sottolineare la grandezza dell’ostacolo che Gesù si trova ad affrontare. La domanda di Gesù provoca nell’uomo una confessione di avvilimento e di miseria. La situazione non sembra si possa modificare e il suo desiderio di essere guarito appare bloccato, tanto da non essere neppure espresso con chiarezza.

Secondo qualche esegeta, quest’uomo non è un paralitico, ma un nevrastenico. È affetto da debolezza di nervi, ansia, prostrazione morale e fisica, insonnia, cefalea e sbalzi di umore. Da come parla sembra che sia compiaciuto di rimanere nella situazione in cui si trova e si rifiuta pertanto di cambiare.

L’uomo tenta di scaricare sugli altri le cause del suo malessere e si lamenta del suo isolamento anche quando Gesù gli si fa vicino. Alla domanda «Vuoi guarire?», Gesù fa seguire un ordine, che porta l’uomo a cambiare con decisione.

Il secondo incontro avviene nel Tempio, cioè nella casa di Dio, mentre prima l’uomo si trovava vicino alla piscina, dove si raccoglievano tutti gli emarginati che non potevano avvicinarsi alla casa di Dio, malati o pagani.

Le parole di Gesù, che non contengono la formula del perdono, sono senza dubbio pesanti. Questo atteggiamento si spiega con il fatto che Gesù guarda al futuro dell’uomo e mette in relazione la salute con il comportamento: l’uomo ha ricevuto una vita sana e questo lo impegna nell’assumere una condotta retta.

In alternativa, se la vita non cambia, se non si decide di stare dalla parte di Dio e dell’uomo, nel futuro c’è solo il giudizio, che per l’evangelista consiste nella morte.

Ascolto della Parola: Gv 5,5-9.14

Commento

Ci si può chiedere che cosa potrebbe capitare di peggio a quest’uomo e quindi anche a noi, quando ci blocchiamo in comportamenti incoerenti con l’amore che abbiamo scelto.

Il cuore si paralizza, non per le fragilità della nostra natura, ma perché non mettiamo in atto la nostra volontà. Questa paralisi nasce dal fatto che leghiamo la nostra felicità alle nostre pretese e alle stesse cose cui ci sentiamo legati.

La paralisi dei sentimenti ci porta a ripetere sempre il nostro modo di sentire e ad abbracciare le seduzioni del maligno.

Con la liberazione, il Signore ci dona anche una vita nuova, cioè un lungo periodo di rieducazione, per imparare ad amare come lui. È un tempo in cui si sente la pesantezza nelle gambe, si accusa la fatica e si fanno i conti con l’illusione di un cammino che dovrebbe essere più facile.

In questo tempo lo Spirito agisce, levigando e raffinando ciò che è duro e aspro. Tuttavia, senza il desiderio di camminare, si rischia di perdere anche l’abilità che porta alla verità, alla compassione e alla vera giustizia.

Canto finale: La parola di vita

 

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