Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Erano in casa

Canto iniziale: Resurrezione

Gv 20,24-28

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Dopo la lettura personale del brano, ognuno è invitato a registrare le proprie reazioni

Commento

Il contesto di questa apparizione del Risorto è lo stesso di quello di otto giorni prima, quando il Signore era apparso agli altri apostoli. In quell'occasione Gesù aveva portato il dono della pace e dello Spirito, aveva dato agli apostoli la missione e li aveva sollecitati al perdono.È questo il momento in cui nasce la comunità. Tuttavia in quell'occasione, quando tutti gli altri apostoli erano riuniti, mancava Tommaso.

Bisogna tenere presente che l'evangelista scrive a una comunità in cui le nuove generazioni non hanno conosciuto Gesù e in questo senso l'episodio di Tommaso doveva tornare particolarmente significativo.

Quanto a noi possiamo pensare che questo episodio chiami in causa quei pezzi della nostra esistenza che non sono toccati dalla vita nuova offerta dal Risorto.

Gli apostoli sono a casa, non per paura, perché hanno ricevuto ormai il dono dello Spirito, ma perché sono lenti al cambiamento. In ogni caso la comunità è unita e questo rende possibile l'accoglienza di chi è incredulo. Tommaso è detto didimo, cioè gemello di ognuno di noi, e si dice che facesse parte dei dodici, cioè del gruppo in cui c'era anche il traditore, era dunque di quelli che avevano seguito da vicino il Signore e che in quel momento erano in crisi. Tommaso è incredulo, non riesce a credere a quanto avevano detto gli altri che avevano visto Gesù, ma allo stesso tempo resta unito alla comunità e questo gli permette di rivedere il Maestro.

Tommaso non accetta che il crocifisso sia vivo. Sa che sarà vivo alla fine dei tempi, ma non ora. Sebbene appaia violento, in realtà vuole toccare le ferite vive del Maestro. Infatti, dopo aver fatto i conti con la morte, ora ha bisogno di rimettersi in piedi, ma per fare questo deve riconoscere il Signore, deve credere che dalle ferite, non solo quelle del Signore, ma anche quelle della propria vita, può nascere la vita nuova. Gesù ripete le parole di Tommaso, dimostrando di conoscere bene il cuore dei suoi, e gli concede la libertà di passare attraverso la possibilità di toccare il suo corpo.

Questa richiesta spinge Tommaso ad andare oltre ciò che sente e a rimanere saldo nella comunità. La risposta di Tommaso è una delle più gioiose nel IV Vangelo: si è arreso di fronte al Risorto e le sue parole lasciano capire che ormai al centro del suo cuore c'è il Signore e non il proprio modo di pensare.

Canto finale: Tiepida sera

 

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