Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Vieni fuori

Premessa

Tra le tre resurrezioni raccontate nei Vangeli solo quella di Lazzaro riguarda una persona che ha un nome e che è morta da quattro giorni: questi aspetti rendono la sua resurrezione più complessa delle altre.

Ci si può chiedere se questa resurrezione sia un fatto storico oppure un fatto vero: nel primo caso riguarda la storia e non ha legami particolari con noi, nel secondo caso riguarda la fede e ha un valore anche per l'uomo di oggi.

L'episodio di Lazzaro è strettamente collegato a una delle affermazioni di Gesù relative alla sua divinità: "Io sono la risurrezione e la vita" (Gv 11,25). Anche in occasione delle altre due affermazioni "Io sono il pane della vita" (Gv 6,34) e "Io sono la luce del mondo" (Gv 8,12), l'evangelista ha accostato dei segni che sono in qualche modo la spiegazione di ciò che Gesù ha rivelato: rispettivamente la moltiplicazione dei pani e la guarigione del cieco.

In questa prospettiva, la resurrezione di Lazzaro rappresenta la comprensione comunitaria dell'affermazione di Gesù. Gesù davanti alla tomba di Lazzaro non chiede aiuto al Padre, ma lo ringrazia e compie quindi un'eucarestia, che allora come oggi permette alle persone di avere una vita capace di superare la morte. L'evangelista collega eucarestia e resurrezione, per spiegare che il dono generoso di se stessi comunica una vita che vince la morte.

E ancora, dalla tomba non si dice che esce Lazzaro, ma un morto. Lazzaro non esce, perché è già con il Padre. Esce invece un morto, con il volto coperto e con mani e piedi legati, secondo un costume funebre che non è quello giudaico. L'evangelista rappresenta nel morto che esce dalla tomba la morte così come viene descritta nei Salmi.

Questo significa che dalla tomba non esce un uomo, ma la comunità, che ha bisogno di essere liberata dai legacci che la tengono stretta.

Canto iniziale: Il servo di Jahvè

Gv 11,41-44

Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Commento

Quando il morto esce dal sepolcro, Gesù si trova faccia a faccia con la morte e con l'amore, due forze che reggono il cuore umano. Gesù grida perché non si rassegna che l'amico possa essere morto per sempre, non accetta che si possa mettere una pietra su di lui. Il suo amore restituisce l'amico alla vita.

La preghiera di Gesù, l'unica prima dei segni che compie nel Vangelo di Giovanni, è traccia del rapporto che lo unisce la Padre, porta i presenti a credere che Gesù è l'inviato del Padre, che risponde alla preghiera del Figlio con la sua parola efficace. Da amico, Gesù ha dato la vita a Lazzaro, ma questo atto gli costa la vita, come accade nelle vere amicizie.

La potenza della parola di Gesù si realizza nella fede e nell'amore e trova espressione nel grido che si oppone alla morte. Quel grido, quegli imperativi che Gesù rivolge a Lazzaro, toccano anche noi che siamo invitati a sciogliere i legacci che ci impediscono di camminare.

Gesù ordina che il morto sia lasciato libero e vada da Padre, che segua la direzione del suo cammino.

Allora si può dire che a risorgere sono le sorelle di Betania, che ora possono fare esperienza di quell'amore "eccessivo" per gli amici che supera la morte, che riempie le giornate di ciò che non viene mai meno.

Canto finale: Vertigine

 

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