Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Sbuffa, sbotta, l'hai esaurito?

Canto iniziale: Il servo di Jahvè

Gv 11,28-40

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».

Commento

L'arrivo di Gesù scuote Maria dalla sua immobilità, dalla sua chiusura di fronte alla morte. In realtà Gesù non entra nel villaggio: rappresenta il luogo in cui la vita si ripete sempre uguale a stessa ed è pertanto un luogo di morte. Per questo non può accogliere Gesù, che è la Vita.

Ancora una volta, dunque, per incontrare il Signore occorre uscire dalle proprie abitudini, dai modi abituali che trattengono l'uomo in una situazione di morte.

L'incontro con Maria è affettivo: Maria piange da subito, sa di amare Gesù e di essere amata da lui. Con il suo pianto, che coinvolge tutti, non manifesta però una fede che possa vincere la sofferenza.

Maria rivolge a Gesù quasi le stesse parole di Marta, che suonano ancora una volta di rimprovero. Questa ripetizione sottolinea il forte sentimento di partecipazione della comunità a cui scrive l'evangelista. Sono parole di rimprovero che possiamo rendere così: Dove sei, Signore, quando abbiamo bisogno di te?

In risposta Gesù sbotta, non tollera che ci sia un cordoglio funebre per Lazzaro, non tollera che la comunità sia senza speranza e che in questo si comporti come i giudei.

Gesù piange, ma in modo diverso dagli altri: le sue lacrime esprimono il dolore per l'amico, quelle delle donne la disperazione per la mancanza.

Il Signore non è venuto per rianimare un cadavere, ma per liberare la comunità dall'idea della morte: il suo è il pianto di Dio per le fragilità dell'amore di ogni uomo, per l'amore che è sempre minacciato dalle cose che sfuggono al controllo, come per esempio il corpo, che non risponde alle attese, o il cuore, che s'indurisce.

Gesù si lascia toccare in tutta la sua umanità dall'amore per il discepolo che amava e che è morto. È il momento in cui Dio condivide tutto quanto fa parte dell'umanità, in un cammino che si concluderà sulla croce.

Forse un Dio così non è quello che ci aspetteremmo, perche facciamo fatica ad accettare l'idea che la morte deve essere vinta e non evitata.

I presenti non capiscono il comportamento e le parole di Gesù e richiamano l'esperienza della guarigione del cieco. In quella occasione Gesù aveva ripetuto i gesti del Creatore, ora, di fronte all'amico morto, porta a compimento la creazione, facendo vedere un'altra vita che supera morte.

Di Lazzaro si dice che è seppellito in una grotta, come quella dei patriarchi, cioè secondo il costume dei giudei che pensavano alla resurrezione degli ultimi giorni. La sepoltura poi è chiusa da una pietra che toglie ogni speranza: a chi ha messo quella pietra il Signore ordina ora di spostarla, per fare in modo che la vita si manifesti.

E proprio in questo frangente, Marta, che aveva fatto poco prima una professione di fede, vacilla e mette in guardia Gesù dal puzzo della morte, mentre la vita emana profumo.

Gesù, in risposta a questo, parla di gloria, mentre prima a Marta aveva parlato di vita: l'evangelista unisce in questo modo gloria e vita, cioè quando l'uomo supera le sue morti è motivo di gloria per il Signore.

Canto finale: Chi ci separerà?

 

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