Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Io sono la resurrezione e la vita

Canto iniziale: Il servo di Jahvè

Gv 11,20-27

Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Commento

Ci troviamo davanti a un passaggio molto importante dell'episodio e della rivelazione di Gesù. Si possono mettere a confronto le reazioni di Maria e Marta: l'una rimane a casa, seduta, bloccata dalla morte del fratello, tanto da apparire come l'immagine della persona paralizzata dal dolore, che non si muove per andare incontro a Gesù. L'altra si mette a correre, animata dalla speranza che il fratello in qualche modo possa guarire, che Gesù possa prolungare la sua vita. Marta non sa però che Gesù è venuto per donare una qualità di vita che supera la morte.

Il movimento di Marta ci ricorda che per incontrare il Signore è sempre necessario uscire dai propri recinti, dai luoghi in cui si è bloccati, perché là regna la morte. Le parole di Marta consistono in prima battuta un rimprovero e un consiglio: sa bene e dice altrettanto chiaramente ciò che voleva e ciò che vuole ora.

Marta si rivolge a Gesù come un profeta e pensa che il Dio d'Israele sia capace di resuscitare i morti. Gesù però non è venuto per consolare le donne, ma per parlare di resurrezione, vuole annunciare cioè che Dio non fa morire e non, come credeva Marta, che Dio resuscita dai morti.

È questa una novità molto importante: Gesù parla di una qualità di vita, che l'evangelista Giovanni chiama piena e gli altri evangelisti eterna, non nel senso della durata, ma nel senso che è indistruttibile.

Gesù è venuto per farci conoscere questa vita e a insegnarci come accoglierla. Per questo ci chiede di abbandonare l'atteggiamento difensivo, in cui si è fermi e schiavi della morte.

Gesù chiede la fede, nel senso dell'affidamento, cioè di assumere il suo stesso atteggiamento di fronte alla morte.

Le parole del Signore "io sono la resurrezione e la vita" lasciano intendere la novità che egli sta portando nella vita di ogni uomo: la vita continua, ma grazie alla resurrezione diventa nuova.

In questa prospettiva appare chiaro che l'esperienza della resurrezione riguarda il presente e non il futuro. A risorgere non sono chiamati i morti, ma i vivi. Anche noi siamo risorti se crediamo nel Signore che ci libera dalla vita immobile, dal non senso, dalla mancanza di amore. Da questa liberazione, che è la nostra resurrezione, nasce la vita nuova.

Per noi l'esperienza della resurrezione è possibile perché siamo amati e la resurrezione non appare come il prolungamento della vita, ma come una vita altra fondata dall'Altro, che nel concreto significa aderire alla vita del Signore.

Se ci muoviamo dai nostri blocchi, il Signore ci promette che non faremo l'esperienza della morte, di quella "morte secunda" di cui parla san Francesco e che consiste nella totale perdita nel male. Alla fine Marta capisce che Gesù non è un profeta, ma è Dio, che non elimina la morte biologica, ma dona una vita che attraversa e supera la morte.

Se crediamo in Gesù, anche per noi è allora possibile la resurrezione dei cuori.

Canto finale: Notturno

 

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