Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Mia perfetta

Canto iniziale: Come sigillo (I strofa)

Cantico dei Cantici 3,5-4,7

Chi sta salendo dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d’incenso
e d’ogni polvere di mercanti?
Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta uomini prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d’Israele.
Tutti sanno maneggiare la spada,
esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro il terrore della notte.
Un baldacchino si è fatto il re Salomone
con legno del Libano.
Le sue colonne le ha fatte d’argento,
d’oro la sua spalliera;
il suo seggio è di porpora,
il suo interno è un ricamo d’amore
delle figlie di Gerusalemme.
Uscite, figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona di cui lo cinse sua madre
nel giorno delle sue nozze,
giorno di letizia del suo cuore.
Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.
Il tuo collo è come la torre di Davide,
costruita a strati.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di eroi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano tra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò sul monte della mirra
e sul colle dell’incenso.
Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.

Ognuno è invitato a leggere personalmente, possibilmente pronunciando le parole, a lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e ad annotare impressioni e reazioni.

Commento

A parlare è l'uomo che sogna una scena di nozze, in cui immagina di essere un re per la sua sposa.

È descritto un corteo profumato che viene dall'Egitto e che è accompagnato da un nutrito gruppo di guardie, che hanno lo scopo di difenderlo dai rischi.

Questo corteo può essere interpretato come l'amore umano: realtà che profuma e allo stesso tempo è esposta ai rischi. Ciò significa che ogni amore deve essere difeso e che per amare è necessario un viaggio, un allontanamento, una rottura con il mondo originario in cui ognuno è legato da molti vincoli. Ogni amore chiede dunque di dimenticare la casa del padre o della madre.

Nell'antico Oriente si pensava che intorno al letto nuziale ci fossero dei demoni che minacciavano la sposa. Anche la principessa del sogno si trova in questa situazione di minaccia e inoltre i termini con cui viene descritto l'amore (l’interno della lettiga che rimanda al Santa Sanctorum del Tempio) richiamano quelli del rapporto tra il Signore e il suo popolo. Il re nel sogno si trova ora tra la madre che gli dà la corona e la principessa, che è appena arrivata: anche il re si trova dunque nella situazione di dover rinunciare alla madre per accogliere la sposa.

Poi i due restano soli e il re canta le lodi della donna: nell'ampia descrizione un posto centrale occupa l'elogio degli occhi, che sono una possibilità privilegiata di conoscere l'altro e di coglierne la bellezza segreta.

La frase finale esprime l'idea che la donna è bella nella sua integrità, che è perfetta. L'uomo esprime il desiderio di un'unione intima, usa un linguaggio che è comune all'amata e avverte la sproporzione tra il proprio desiderio di amare e le proprie reali capacità.

Anche noi sperimentiamo questa sproporzione e possiamo far maturare il nostro amore se andiamo al di là del nostro essere animale e del nostro essere bambini che vogliono attirare gli altri a sé.

Solo questi passaggi permettono di liberare se stessi, di ritrovarsi grazie alla presenza dell'altro e di superare quindi capricci, infantilismo ed egocentrismo.

Per questo ci si può chiedere quale strada stiamo percorrendo: quella del sacrificio o del godimento? Quella del generare o del consumare? Quella dell'essere liberi o del servire? Quella del donarsi o dell'autoliberarsi?

Se non si fa la strada secondo questi passi, c'è sempre il rischio di essere attaccati da quei demoni che cercano di rovinare l'amore.

È possibile imparare a cercare se stessi e a cercare il piacere solo in relazioni profonde e fedeli, in cui si sperimentano allo stesso tempo la realizzazione e la contrazione di se stessi, per fare concretamente posto alla presenza dell'altro nella nostra vita.

Canto finale: Come sigillo (II strofa)

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