Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: L'ho cercato

Canto iniziale: Piccolo cantico

Cantico dei Cantici 3,1-5

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amore dell’anima mia;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amore dell’anima mia.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:
«Avete visto l’amore dell’anima mia?».
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amore dell’anima mia.
Lo strinsi forte e non lo lascerò,
finché non l’abbia condotto nella casa di mia madre,
nella stanza di colei che mi ha concepito.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amore,
finché non lo desideri.

Ognuno è invitato a leggere personalmente, possibilmente pronunciando le parole, a lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e ad annotare impressioni e reazioni.

Commento

Non è chiaro se la situazione in cui si trova la donna sia reale oppure un incubo, in ogni caso la notte appare interminabile, si percepisce chiaramente il vuoto e in effetti l'uomo non c'è: forse è andato via senza avvisare oppure la donna esprime la nostalgia della sua presenza.

Anche in questo rapporto d'amore, come in ogni rapporto di amore vero, c'è sempre la possibilità della distanza, dell'assenza che apre all'attesa di un nuovo incontro.

Nel primo versetto si percepiscono la freddezza della mancanza e l'ansia che spinge la donna a uscire di casa, contro il buon senso e i condizionamenti culturali dell'epoca.

Fuori trova la notte, anche questo è un tratto possibile dei rapporti di amore, ma non si dà per vinta e continua a cercare: proprio questa ricerca senza sosta è un tratto caratterizzante dell'amore vero. Dalla notte, da questo tempo oscuro e silenzioso, emergerà la luce: infatti l'abbraccio finale scioglie la paura e crea le condizioni per l'abbandono reciproco.

La donna però non si accontenta di aver ritrovato l'amore della sua anima, ma vuole portarlo nella stanza della madre dov'è nata, vuole cioè condurlo alle sorgenti del suo essere, per rinascere di nuovo con lui.

Ora la sua la paura è svanita e all'assenza subentra la possibilità reale di un'intimità profonda.

In questo passaggio l'amore è presentato come ricerca, come tensione continua che costruisce un'unione diversa. Lo sviluppo di questo amore non è lineare, ma circolare. Eppure non c'è ripetizione, perché ogni volta ci sono degli spetti nuovi che impediscono di pensare a un semplice riproposizione dei fatti passati.

L'amore dunque è tensione tra presenza e assenza, tra vicinanza e lontananza, in un gioco che è necessario allo sviluppo dei rapporti. Se uno di questi elementi manca, si rischia per es. la fusione (mancanza di lontananza) oppure l'indifferenza (mancanza di vicinanza).

La tensione tra questi poli fa crescere i rapporti e favorisce l'appartenenza reciproca, sempre più fedele e costante. Inoltre, in questa tensione entrano in gioco due forze: l'eros, che è la spinta attrattiva, e l'aggressività, che porta a conservare la propria identità. Ogni amore maturo contiene una buona miscela di eros e aggressività, che devono coesistere e crescere insieme.

Spetta a ognuno lavorare su se stesso per neutralizzare le piccole volpi, che rappresentano le derive provocate dal male, che uccidono il vero amore.

Canto finale: E domani

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