Tema: Mia colomba
Canto iniziale: Ma toute belle
Cantico dei Cantici 2,1-7
Una voce! L’amato mio!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
L’amato mio somiglia a una gazzella
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia dalle inferriate.
Ora l’amato mio prende a dirmi:
«Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole».
Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che devastano le vigne:
le nostre vigne sono in fiore.
Il mio amato è mio e io sono sua;
egli pascola fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, amato mio,
simile a gazzella
o a cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.
Ognuno è invitato a leggere personalmente, possibilmente pronunciando le parole, a lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e ad annotare impressioni e reazioni.
Commento
Nei versetti precedenti i due protagonisti stavano insieme, mentre ora sono distanti. Questa distanza è superata dall'incontro che avviene grazie al movimento dell'uomo che arriva fino alla finestra della casa della donna. Seguirà poi una nuova distanza.
Tutta la scena è ambientata in un paesaggio primaverile, in cui emergono amore e vita. La donna manifesta attesa e sorpresa: se prima c'era silenzio, ora la venuta dell'uomo la fa sentire più libera.
L'amore fra i due protagonisti fa fiorire la vita in lei e in tutta la natura.
La donna, che nel mondo che la circonda vede l'espressione dei propri sentimenti, cerca un segno della presenza, del ritorno dell'amato.
Il riferimento alle gazzelle e al cerbiatto, che sono animali veloci e agili, esprime bene il fatto che l'uomo sa volare con leggerezza verso di lei, superando ostacoli e dirupi.
È molto suggestiva la descrizione che qui viene fatta del paesaggio palestinese: il termine “campagna” usato qui nel testo originale è propriamente “terra” e per gli ebrei richiama pertanto un’ampia serie di memorie. Si tratta della terra della promessa, in cui si realizzano attese e desideri, in cui trova compimento la vita e che diventa ancora una volta espressione dei sentimenti dei due protagonisti.
In questo paesaggio, in cui si sente la presenza del Creatore, il fico e la vite sono simboli della pace e del benessere. Tuttavia, la donna appare chiusa nel proprio mondo, non c'è un'apertura nella sua vita ed è l'uomo che le chiede di venire fuori.
La paragona a una colomba selvatica, che ha la caratteristica di nidificare sulle rocce e di essere fedele a un solo colombo. In questo modo l'uomo ha dichiarato la sua fedeltà alla donna.
Le volpi invece rappresentano le difficoltà dell'amore, il male che colpisce e turba la purezza dell’amore. L'invito agli altri, agli amici, è di proteggere la vigna, cioè l'amore, dagli attacchi del male.
Infine l'espressione "Il mio amato è mio e io sono sua" del v. 16 rappresenta il punto centrale del passo, perché è un richiamo diretto alla formula dell'alleanza tra Dio e l'uomo. L'amore che c'è tra i due va vissuto davanti a Dio ed esige le stesse caratteristiche di quello che unisce l'uomo e Dio.
In questo, come in tutti i tipi di amore vero, non può mancare il corpo, che è essenziale per la salvezza e che, con gli affetti e i gesti, è pienamente coinvolto nell'alleanza.