Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Corriamo

Canto iniziale: Amico sei

Cantico dei Cantici 1,4-17

Trascinami con te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo di te,
ricorderemo il tuo amore più del vino.
A ragione di te ci si innamora!
Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come le cortine di Salomone.
Non state a guardare se sono bruna,
perché il sole mi ha abbronzato.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare le greggi,
dove le fai riposare al meriggio,
perché io non debba vagare
dietro le greggi dei tuoi compagni?
Se non lo sai tu, bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e pascola le tue caprette
presso gli accampamenti dei pastori.
Alla puledra del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
Belle sono le tue guance fra gli orecchini,
il tuo collo tra i fili di perle.
Faremo per te orecchini d’oro,
con grani d’argento.
Mentre il re è sul suo divano,
il mio nardo effonde il suo profumo.
L’amato mio è per me un sacchetto di mirra,
passa la notte tra i miei seni.
L’amato mio è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe.
Come sei bello, amato mio, quanto grazioso!
Erba verde è il nostro letto,
di cedro sono le travi della nostra casa,
di cipresso il nostro soffitto.

Ognuno è invitato a leggere personalmente, possibilmente pronunciando le parole, a lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e ad annotare impressioni e reazioni.

Commento

Nel prologo del Cantico la storia dei due protagonisti inizia con un’espressione forte: "Mi baci con i baci della sua bocca". È lo stesso coinvolgimento affettivo che ciascuno di noi può rintracciare nella propria storia, fatta di forti pulsioni, di desideri alternati a momenti di pausa.

Anche oggi facciamo l’esperienza di questa parte di noi che continua a ribollire. Dipende dal fatto che siamo immaturi? Solo in parte; in realtà questo accade perché abbiamo difficoltà a vivere il nostro modo di amare come castità o come esperienza ordinata. L’amore è un apprendimento lungo che dura tutta la vita e la castità anche nella coppia è un itinerario lungo.
Questa prospettiva ci chiede di cercare sempre l'incontro con l’altro, altrimenti corriamo il rischio di mangiarlo (per gli uomini) o modellarlo (per le donne) o più in generale di trattenerlo.

Amare significa allora cercare sempre di incontrare l'altro che ci sta di fronte, l'altro che può accoglierci, ma che può anche fermarci. In questo senso facciamo l'esperienza di oscillare tra il desiderio di stare con l'altro e il fatto di renderci conto che stare con lui è un inferno.

Nel Cantico viene cantata la disciplina dell’amore, in cui il primo passo è cercarsi.

La donna viene descritta in una corsa leggera, che non stanca, perché è tutta protesa verso l'incontro con l'uomo.

Dalla corsa si passa poi alla sosta nella tenda, il luogo dell'intimità. L'incontro tra i due avviene soprattutto attraverso la parola, in mezzo ad altre persone che sono accanto a loro.

A un certo punto la donna protesta: compaiono “i figli di sua madre” e si ha l'impressione che il clima di serenità s'interrompa. La donna si difende dall’offesa di essere “bruna” e rivendica la dignità della propria bellezza, facendo riferimento alle tende di Kedar, di una tribù che discendeva da Ismaele, tessute con pelli di capra nera: dovevano essere dunque particolarmente belle nel paesaggio desertico.

Infine la donna si difende dall’ingiuria: i parenti le avevano ordinato di fare la guardia alla vigna, senza considerare che in questo modo il sole avrebbe bruciato la sua pelle e avrebbe rovinato la sua bellezza. È a questo punto che lascia la vigna, fugge via incontro all’amato, interrompendo in questo modo i rapporti con la sua famiglia. La sua scelta manifesta un modo di amare diverso da quello dei suoi, che passa attraverso la sua bellezza e non segue le abitudini familiari.

La donna chiama l'amato nefesh (anima), parola che esprime tutta la condivisione profonda e spirituale che la lega a lui. Segue quindi l'abbraccio, che è il simbolo della reciprocità dell'amore: qui, nella risposta dell'altro al nostro amore, si raggiunge il vertice della condivisione.

La risposta dell'uomo non è scontata, ma è un atto di libertà, che si esprime in un canto che imita il canto della donna. Con la sua risposta, l'uomo esprime quello che ha dentro, la sua vocazione all'amore.

Canto finale: Come sigillo (1° strofa e ritornello)

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