Tema: Il più bello!
Canto iniziale: Come sigillo (1° strofa e ritornello)
Cantico dei Cantici 1,1-3
Cantico dei Cantici, di Salomone.
Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, migliore del vino è il tuo amore.
Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza,
aroma che si spande è il tuo nome:
per questo le ragazze di te si innamorano.
Ognuno è invitato a leggere personalmente, possibilmente pronunciando le parole, a lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e ad annotare impressioni e reazioni.
Commento
Secondo il testo ebraico, il titolo del libro è il cantico più bello. Brevissimo, solo 1250 parole, è il testo più discusso della Scrittura. Non è sicuro a quando risalga: forse al V sec. a.C., forse al I. Quando, dopo la distruzione di Gerusalemme, i rabbini superstiti si riunirono per fissare il canone, ma molti furono i problemi a proposito del Cantico. Alcuni lo ritenevano un canto da taverna, altri un cantico nuziale. Il Rabbi Achiba infine lo paragonò al Santo dei Santi, al cuore cioè del Tempio, alla sua parte più intima e lo definì il cuore della Scrittura. Così il Cantico dei Cantici è entrato nel canone ebraico tra il 90 e il 100 d.C.
Il libro: è una raccolta di canti nuziali dal tono gioioso. I toni sono sensuali e tutti i sensi sono risvegliati. Il tema è la bellezza di un uomo, che tuttavia non è mai definito tale, e di una donna, bella in ogni particolare della sua persona. Il Cantico è dunque un inno alla bellezza che i due personaggi vedono l’uno negli occhi dell’altro e poi nella natura: quando si riconosce la bellezza della persona amata, lo sguardo si può estendere al di fuori e al di là della persona amata. Così la persona amata, può vedere se stessa come la vede Dio. L’autore: il Cantico è attribuito a Salomone, il cui nome significa il pacifico. Salomone aveva composto dei salmi, aveva 700 mogli e 300 concubine. La Scrittura dice che si è unito a loro per amore. Dire che il Cantico è opera di Salomone, significa dire che è un poema d’amore.
I protagonisti: un ragazzo e una ragazza che si chiamano Pacifico e Pacifica. Non sappiamo chi siano, ma il loro nome richiama la pace: per fare l'amore ci vuole la pace, solo chi è nella pace può conoscere il vero amore. Non si parla di uno sposo e di una sposa. Fu Origene che interpretò questo Cantico come parabola dell'amore tra Dio e il Popolo, tra Cristo e la Chiesa ma è una lettura strumentale che si è perpetuata nel tempo. Solo alla metà del 1900 il Cantico è stato letto come inno all'amore umano. È difficile parlare bene dell'amore umano, terreno, dell’amore tra uomo e donna. Oggi l'amore è confusione.
In questi primi versetti l’amore è presentato in tre tempi: la nascita dell'amore, l'esilio o perdita dell'amore, il trionfo dell'amore. Nei vv.1-2 il ragazzo e la ragazza sono di fronte, vicini e staccati nello stesso tempo. La prima reazione è della ragazza, che esprime il desiderio. Oggi noi tendiamo a confondere desiderio e bisogno, ma il desiderio non è un atto spontaneo, piuttosto è frutto di esercizio, di approfondimento di diversi bisogni, non di uno solo. Chi non desidera è 'morto'. Desiderare è un'arte difficile e vitale, bisogna imparare a desiderare bene: è capacità contraria al ‘tutto e subito’ cui in questo tempo siamo abituati. Chi ha fretta non desidera, ha solo bisogno, non conosce l’arte di attendere, non è capace di stupirsi, ma chi non è capace di differire i propri bisogni, non sa desiderare. Questo è il canto del bisogno: andare oltre il bisogno significa imparare a vivere. La ragazza del Cantico desidera davvero. Il suo bisogno rimane sospeso. Chiede il bacio, ma non lo prende, si ferma a contemplare il volto dell'altro, ad annusare la sua diversità. Il bacio è l'inizio dell'amore e del desiderio, poi la ragazza comincia a provare passione per l'altro, è completamente dell'altro.