Tema: Sarete figli dell'Altissimo
Canto iniziale: Vertigine
Ognuno è invitato a leggere il brano e ad appuntare reazioni e impressioni
Lc 6,29-36
A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Commento
È uno dei passaggi più duri del Nuovo Testamento, in cui Gesù offre una parola di liberazione a quanti lo ascoltano. Nel suo discorso si possono mettere a fuoco quattro “luoghi relazionali” in cui è possibile incontrare il nemico:
- l'aggressione di chi è vicino, in cui l'altro rappresenta una minaccia per la mia vita, dà uno strappo dentro e colpisce in una parola o nelle cose quotidiane.
- l'esperienza dell'essere denudati: non si tratta di una semplice aggressione, ma di un’azione che ha effetti duraturi. Avvertiamo come se l'altro ci abbia strappato di dosso qualcosa che per noi è molto importante. Sono quelle situazioni in cui ci sentiamo graffiati dagli altri o gli altri ci fanno male, anche senza accorgersene, semplicemente perché mettono i loro bisogni davanti a tutto.
- il fatto di ricevere una richiesta: non è importante quanto ci viene chiesto, quanto la richiesta in sé, perché ci tocca nel profondo e ci muove dentro. Sono quelle richieste che ci interpellano, davanti alle quali possiamo non sentirci all'altezza e ci vediamo costretti a cambiare/rinunciare a qualcosa di noi cui teniamo molto. In queste circostanze da un lato avvertiamo la nostra povertà dall'altro chi percepiamo come nemico cerca in noi qualcosa che ci attraversa e ci supera. Chi è in rapporto con il Signore è esposto a questo tipo di richieste, che aumentano quanto più il rapporto con lui diventa profondo.
- l'abolizione del mio: gli altri diventano nemici perché chiedono di rinunciare all'autodeterminazione, a ciò a cui leghiamo la nostra identità. In un quadro così delineato sembra insostenibile, perché ci sottopone a una tensione continua. Invece il Signore ci inviata a guardarci dentro per vedere quali sono i luoghi relazionali in cui cerchiamo gli altri: ciò per cui non ci sentiamo amati è proprio ciò che non siamo disposti a offrire per primi. Se accettiamo di essere poveri, il Signore ci chiede di fare con gli altri così come vorremmo che facessero con noi.
Il povero cui si fa riferimento è proprio Gesù, il maestro disceso in basso, il Figlio aggredito, il Figlio denudato, il Figlio interpellato nelle profondità del cuore, che non ha considerato un tesoro geloso la sua condizione di Figlio. È nel mistero del cammino verso la croce e nella resurrezione che il Signore ci rivela questi tratti dell'amore, che ci apre alla pienezza della vita e alla comunione con gli altri diversi da noi. Se non amiamo come il Signore, rischiamo di amare solo i nostri, che sono quelli della nostra stessa carne, i nostri parenti, oppure quelli che sentiamo in sintonia con noi. Questo però, secondo il Signore, non è amore, ma solo un modo per trattenere e controllare gli altri.
Il Signore chiede: "Quale gratitudine vi è dovuta?" Cioè: quale gratuità è la vostra? L'amore di Dio è gratuito e il cammino di liberazione di ognuno si colloca all'interno del cammino di gratuità dell'amore.
Il Signore pone tre domande che toccano tutti gli ambiti della vita e che possiamo tradurre in termini più attuali:
- - l'orientamento affettivo (Se amate…) Come si muove verso la gratuità il mio modo di essere orientato affettivamente?
- - l'ambito dell'agire (Se fate del bene…) Come organizziamo le nostre giornate in riferimento alla gratuità di Dio?
- - l'intreccio delle relazioni (Se prestate…) Come impostiamo le nostre relazioni perché siano gratuite? Come impieghiamo tempo ed energie per ascoltare, perderci cura degli altri in modo gratuito?
Il Signore ci invita a essere misericordiosi come il Padre, perché proprio la sua misericordia è la cifra dell'amore gratuito, che trova piena espressione nel Figlio, che ha dato tutto fino alla fine. Allora possiamo dire che la povertà è la fierezza di essere parte della famiglia di Dio, la gioia di essere figli del Padre. In questo non c'è un guadagno, un utile, ma l'esperienza di essere servi inutili, non persone che non servono, ma uomini che abitano nella casa del Padre, che ha messo tutto nelle mani dei figli, svelando anche in questo l'amore gratuito.