Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Amate i vostri nemici

Canto iniziale: Il servo di Jahvé

Ognuno è invitato a leggere il brano e ad appuntare reazioni e impressioni

Lc 6,17-20.27-28.32

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano.

Commento

Subito prima di questo passaggio, Gesù era salito sulla montagna per pregare il Padre, poi aveva scelto i Dodici. Quindi, disceso in un luogo pianeggiante, pronuncia quattro beatitudini e quattro "guai…"; infine, a quanti lo ascoltavano propone quattro imperativi: amate, fate del bene, benedite e pregate.

Gesù si mette in basso, nella stessa posizione di inferiorità di quanti lo stanno ascoltando. Sul monte ha ascoltato il Padre e ora si mette allo stesso livello della gente, per insegnare dal basso, ma alzando la testa, per poter guardare in faccia le persone. Tutti coloro che sono intorno a Gesù prima erano malati, tormentati da spiriti impuri, ora sono poveri ("beati voi, poveri,"), perché hanno ascoltato il Vangelo.

Anche a noi il Signore chiede di essere ascoltatori poveri, di lasciarci strappare all'autosufficienza.

Il Signore ha seguito la stessa strada di povertà: il Figlio, incarnandosi, è diventato povero e in questa condizione ha fatto il maestro; ha appreso dal Padre la misericordia e l'amore e ce li offre in dono. L'imperativo di amare i nemici è rivolto proprio ai poveri, cosicché possiamo chiederci: quale povertà ci manca per amare? A quale vangelo siamo ancora sordi, per cui non siamo aperti a una vita che non è solo la nostra vita?

L'amore a cui ci Gesù ci chiama non è fatto di gesti eroici, ma è l'invito a contemplare la bellezza della povertà, a seguire la misericordia del Padre. I nemici cui si fa riferimento sono gli altri, che, in quanto tali, sono diversi, sono gli altri che la vita fraterna ci mette accanto. Il Signore ci dice che ascoltiamo la sua Parola se li amiamo prima di tutto, altrimenti la nostra vita diventa un luogo desertico in cui si vaga per quaranta anni, cioè per tutta la vita.

Gli imperativi che il Signore ci rivolge possono essere espressi con queste parole, che sono poi quattro imperativi:

  • amare: fa riferimento all'agape, alla capacità di accogliere la diversità dell'altro;
  • fare del bene: esprime la nostra disponibilità in modo fattivo;
  • benedire: significa rivolgersi ai nemici in nome di Dio;
  • pregare: vuol dire pregare per l'altro, rivolgersi a Dio per lui.

Possiamo chiederci allora: di chi ci sta parlando il Signore? Che cosa abbiamo da fare con urgenza?

Canto finale: Conducimi

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