Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Ecco, io faccio una cosa nuova

Canto iniziale: Sulle sue ali

Ognuno è invitato a leggere il brano e ad appuntare reazioni e impressioni

Is 43,14-25

Così dice il Signore,
vostro redentore, il Santo d’Israele:
«Per amore vostro l’ho mandato contro Babilonia
e farò cadere tutte le loro spranghe,
e, quanto ai Caldei, muterò i loro clamori in lutto.
Io sono il Signore, il vostro Santo,
il creatore d’Israele, il vostro re».
Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più
le cose passate, non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi.
Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe;
anzi ti sei stancato di me, o Israele.
Non mi hai portato neppure un agnello per l’olocausto,
non mi hai onorato con i tuoi sacrifici.
Io non ti ho molestato con richieste di offerte,
né ti ho stancato esigendo incenso.
Non hai acquistato con denaro la cannella per me
né mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici.
Ma tu mi hai dato molestia con i peccati,
mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso,
e non ricordo più i tuoi peccati.

Commento

Alcune indicazioni preliminari per presentare la struttura del passo

Ai primi due versetti, che sono un po' oscuri, segue la parte centrale del brano (vv. 16-22), in cui Dio appare come protagonista: è lui che può guidare verso la morte o verso la vita. Si fa riferimento a un nuovo esodo, e le esperienze sembrano le stesse dell'esodo dall'Egitto: si parla di oppressione, di acqua e di Dio che soccorre il popolo. I vv. 22-25 contengono un giudizio severo da parte di Dio rispetto al popolo, che ha gestito la propria vita con grande autonomia e sembra aver manipolato Dio. Alla fine tuttavia c'è un passaggio inaspettato: la misericordia di Dio è tale da perdonare ogni peccato del popolo, che pure si era ben adeguato alla vita di Babilonia.

Scendiamo più in profondità.

La memoria che il popolo conserva dell'esodo dall'Egitto è forte, ma è avvertita come antica. Il popolo si sente sfiduciato, avvilito e vede solo la propria sofferenza; non si chiede se c'è qualcosa che non va nel suo modo di ascoltare Dio, che pure ha stretto un'alleanza con lui.

Questa profonda sensazione di avvilimento non cancella il peccato del popolo. Ora il Signore parla di un altro esodo, che non si può realizzare se continuano a dominare la rassegnazione e la sfiducia. Anche a noi capita di trovarci nella stessa situazione del popolo: abbiamo chiara la nostra sofferenza, ma non pensiamo a quale sia la nostra responsabilità.

Dio si fa vicino, mantiene la preferenza per il popolo: lo ama, lo apprezza, lo cura, lo perdona, lo interpella, lo sfida e lo fa sognare. Il Signore vuole risvegliare la speranza nel cuore dell'uomo e per questo ribadisce la propria fedeltà.

Faccio una cosa nuova: è un'espressione che ha avuto molto successo nelle Scritture e viene richiamata più volte. Il Signore dice che è vero che c'è un deserto, ma è diverso dal precedente. Anche questa volta bisogna muoversi verso la terra promessa, che non è più misteriosa come un tempo, ma è già nota e tuttavia è anche desolata (Gerusalemme distrutta) e quindi deve essere ricostruita. Possiamo chiederci quale sia l'opera che noi dobbiamo compiere, altrimenti corriamo il rischio di aspettarci una soluzione magica.

Qual è la novità rispetto all'esodo dall'Egitto? Lì si parla di acque possenti (Mar Rosso), del cammino nel deserto e della corsa disastrosa degli Egiziani, che per opera del Signore vengono annientati; Dio ha lasciato che la loro malvagità si sfogasse e per questo è finita annegata. Anche in questo caso Dio lascia liberi.

Non ricordate più le cose passate: in tutte le Scritture Dio chiede sempre di ricordare, di tenere viva la memoria, senza la quale si perde il senso della vita. Eppure qui sembra dare un'indicazione contraria: per il popolo la memoria dell'esodo egiziano era diventata un ostacolo, un mito sterile che paralizzava la vita. A Babilonia il popolo non vedeva le stesse cose che ricordava in Egitto e per questo pensava impossibile un nuovo esodo. In queste condizioni non rimane che annegare nella tristezza, perché il passato è diventato ciò che ammazza la vita.

Dio però invita il popolo a non essere chiuso nei vecchi schemi, ad aprirsi a nuovi orizzonti, senza nostalgia del passato. La memoria deve contenere l'annuncio di qualcosa di nuovo e non può essere perciò conservatrice. Ora, è vero che Dio è sempre lo stesso, eppure è sempre altro, va sempre più avanti delle cose grandi che ha già fatto. Si tratta allora di riconoscere i nuovi orizzonti per poter camminare nel deserto.

Infine Dio rimprovera al popolo di averlo importunato con le sue pretese, con i suoi attacchi e con il suo modo di pensare e sentire. Subito dopo però Dio dà spazio al suo perdono, che è del tutto gratuito e precede la presa di coscienza da parte del popolo. È pronto a riprendere la relazione, a condizione che il popolo riconosca la sua parte di responsabilità, che è ciò di cui Dio lo accusa.

Canto finale: Salmo 127

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