Tema: Una legge di libertà per vivere
Canto iniziale: Salmo 126
Ognuno è invitato a leggere il brano e ad appuntare reazioni e impressioni
Es 19,1-2-20,1-6
Al terzo mese dall’uscita degli Israeliti dalla terra d’Egitto, nello stesso giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai. Levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
Commento
Il popolo è stato liberato dall'oppressione grazie all'intervento del Signore, il quale ha trovato in Mosè un uomo disponibile a lasciarsi trasformare e a diventare suo collaboratore.
Dopo essere stato liberato, il popolo si trova ad attraversare il deserto: anche noi possiamo avere alle spalle una situazione faticosa da cui siamo appena usciti oppure ci troviamo ancora in condizione in cui facciamo esperienza di un peso oppressivo. In qualsiasi situazione ci troviamo siamo chiamati ad aprire gli occhi per vedere il Signore che libera e salva.
Il popolo si accampa ai piedi della montagna di Dio, il quale propone di stipulare un'alleanza che in qualche modo aveva già stretto in precedenza, quando lo aveva fatto uscire dall'Egitto. Ora, dopo tre mesi di cammino, è il momento di ratificare quel patto, per definire una vicinanza maggiore tra Dio e il popolo. Per gli Israeliti il patto è stato sigillato con il dono dei Dieci Comandamenti da parte del Signore.
Che vuol dire per noi oggi stringere un patto con il Signore? Il dato importante è che l'esodo - e quindi la nostra liberazione - è già avvenuto e che il patto sarà sancito dal dono della Legge e della Terra. Se quest'ultimo dono riguarda il futuro, il Decalogo invece offre gli strumenti per poter accogliere i doni del Signore fin da subito.
Nell'Antico Testamento non c'è l'idea che il Signore dà la Legge e che il popolo deve obbedire. La Legge è data per quanti nell'oggi possono fare esperienza della vita e della libertà e di cui si potrà godere pienamente nella Terra Promessa; la Legge dunque è data per permettere all'uomo di espandere la sua libertà. Anche la formulazione negativa dei comandamenti ha un tratto di libertà, perché serve a interdire quei comportamenti che impediscono di vivere e di essere liberi. Inoltre i comandamenti non dicono che cosa bisogna fare per amare il Signore, altrimenti lederebbero la libertà dell'uomo, ma sono ampi e larghi per permettere all'uomo di inventare comportamenti di amore e di vita. Infine la Legge non precisa i doveri, altrimenti significherebbe che il Signore teme la concorrenza degli altri dei: il Signore bandisce gli idoli e le immagini di sé e degli altri che si fossilizzano nella nostra mente e nel nostro cuore.
Qualsiasi cosa si presenti nella nostra vita con i tratti dell'assoluto è un idolo, che porta l'uomo a sentirsi relativo e lo riduce in schiavitù. Nella nostra cultura ci sono molti idoli: che cosa sacrifichiamo di noi stessi ad essi? Quali dei seguiamo? Che cosa siamo disposti ad alienare della nostra libertà? Quali sono gli assoluti irremovibili a cui ci leghiamo? Dio è geloso sia contro ciò che minaccia la vita e la libertà dell'uomo sia quando pensiamo di fissare un'immagine di Dio: proprio allora infatti ci stiamo allontanando da lui, perché il Signore non è sempre uguale. Ogni immagine rappresenta Dio per come si è rivelato in passato, per come lo abbiamo conosciuto, ma quell'immagine oggi può non essere più attuale e reale.
Se preferiamo rimanere legati a quell'immagine, vogliamo forse tenerci al riparo da un Dio sempre nuovo. A spingerci in questa direzione è la paura che ci porta verso una verità pietrificata: così possiamo percepire un po' di calma, possiamo sentirci sollevati dall'angoscia, ma di fondo la nostra paura rimane sempre. Un'immagine di Dio di questo tipo rende schiavi e incapaci di assumere posizioni di libertà. I primi Comandamenti invece mettono in guardia Israele da quei comportamenti che minacciano la vita e la libertà del popolo con cui il Signore ha stretto l'alleanza.