Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Se tu conoscessi il dono di Dio…7

Canto iniziale: Salmo 138 (1a strofa)

Ognuno è invitato a leggere il brano e ad appuntare le reazioni e impressioni

Canto: Salmo 63 (rit.)

Gv 4,31-38

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Commento

Mentre la donna si avvia verso la città, tornano i discepoli, che lì erano andati per cercare da mangiare. Nel dialogo che segue, tra i più complessi di tutto il capitolo 4, vi si alternano i motivi della fame, che ha mosso i discepoli a cercare cibo; della sete, che aveva spinto Gesù a chiedere da bere alla Samaritana; e ancora della fame: ora sono i discepoli ad invitare Gesù a mangiare.

I discepoli si erano stupiti al vedere Gesù parlare con una donna, ma non chiedono nulla. È Gesù che risponde alla domanda taciuta quando dice che suo cibo è fare la volontà di colui che lo ha mandato e compiere la sua opera (v.34).

I discepoli sono lenti a capire: a loro Gesù, giocando sul doppio significato del verbo mangiare, spiega che cibo per lui è portare a compimento l’opera del Padre. Con questo, Gesù fa una confidenza su di sé: vuole essere fedele a chi gli ha affidato una missione, che gli ha accolto profondamente, e vuole agire.

Comprendere e agire sono due realtà per Gesù inscindibili, una intima unione che dà l’umanità piena; questo Gesù vuol fare con la donna e con tutti quelli che incontra, questo è ciò che ha realizzato nella sua vita terrena (cfr. Gv 17): in questo è concentrato e questa è la sua fatica.

Gesù al pozzo non ha bevuto: la sua sete era la realizzazione del progetto del Padre di comunione tra lui e la donna. Ora non mangia: la sua fame è un’altra, ma in questo discorso coinvolge i discepoli. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? (v.35): con queste parole invita i discepoli ad alzare lo sguardo, ad andare oltre l’inverno, li invita a vedere nell’erba tenera che comincia a spuntare il grano maturo, a gustare la gioia della mietitura. Con la donna Gesù ha seminato, mieterà con i Samaritani convertiti e con lui mieteranno anche i discepoli, che non hanno seminato, ma sono coinvolti nella sua missione. Gesù è il seminatore, sua è la fatica, ma nella semina vive già la gioia del raccolto futuro.

La festa per Gesù è componente strutturale della fatica ed è inseparabile dalla festa degli altri, che è pienamente realizzata solo se è condivisa. Tale festa condivisa non presuppone la fatica. La festa sarà quella che i discepoli vedranno con i Samaritani, la certezza dell’abbondanza (cfr. At 8).

Canto finale: Sulle sue ali

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