Il Verbo, che è la parola eterna del Padre, si è fatto ascolto di ciascuno di noi
Durante questi giorni di preparazione al Natale incontreremo il Verbo, perché i tratti della sua umanità siano riconoscibili anche per noi
22 dicembre: Oltre la paura
Canto iniziale: Kenosis (1a strofa e rit.)
Ognuno è invitato a leggere il brano, lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e a riconoscere ciò che sente più vicino e ciò da cui prendere le distanze.
Mt 8,23-27
Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
Commento
Dopo il bell'inizio a Cafarnao, i discepoli si trovano nella tempesta del loro cuore, che li sollecita ad aprirsi a un'intelligenza nuova delle cose e a superare le loro attese e speranze nei confronti di Gesù.
Questa sollecitazione è rivolta anche a noi che, in questo tempo, abbiamo delle attese nei confronti di Gesù che viene. Anche noi abbiamo da superare le nostre attese e le nostre speranze, altrimenti rischiamo di trovarci nella tempesta, proprio come i discepoli.
I discepoli sono sollecitati a fare qualcosa, mentre Gesù dorme; si devono misurare con se stessi, per superare la paura di affogare. Anche in questo caso le paure sono il frutto di chiusure e precomprensioni. Il passo che possono fare i discepoli non è quello di fermare la tempesta, ma di mettere in gioco la disponibilità reale alla trascendenza, senza la quale la loro fede si fonda su se stessi e non su Gesù: significa essere disponibili a cambiare le abitudini e farsi sconvolgere in ciò che pensano.
Svegliare Gesù rappresenta l'esito delle attese dei discepoli che desideravano di essere liberati dalla tempesta: proprio questo è ciò che i discepoli non dovevano fare. In mare aperto i discepoli fanno esperienza del Gesù reale e questo accade anche a noi. Possiamo incontrarlo se cogliamo il fatto che Lui non parla e che questo è il segno che si è assunto il nostro essere addormentati dentro.
Il primo passo da fare è risvegliare qualcosa in noi, renderci conto di poterlo supplicare che ci salvi da come noi gestiamo le cose di ogni giorno e non da ciò che accade nella nostra vita. Siamo di fronte alla possibilità di gestirle da noi stessi oppure come farebbe Gesù, cioè trascendendoci.
Se riusciamo a farci portare da Gesù, possiamo stupirci che la vita è diversa. I discepoli sono stupiti dall'azione di Gesù, il quale però non risponde alle loro parole: i discepoli hanno fatto una domanda sulla sua potenza, mentre Gesù ha ricostruito la pace dentro di sé grazie al servizio.
È importante osservare che il Signore ha servito i discepoli dormendo e che il suo sonno ha smascherato il male dei suoi, che confidavano in se stessi e non si fidavano di lui.