Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Il Verbo, che è la parola eterna del Padre, si è fatto ascolto di ciascuno di noi

Durante questi giorni di preparazione al Natale incontreremo il Verbo, perché i tratti della sua umanità siano riconoscibili anche per noi

19 dicembre: Servire

Canto iniziale: Kenosis (1a strofa e rit.)

Ognuno è invitato a leggere il brano, lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e a riconoscere ciò che sente più vicino e ciò da cui prendere le distanze.

Mt 4,14-15

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.

Commento

Con l'incontro narrato in questo episodio si passa dall'esterno della strada, dove Gesù aveva incontrato altre persone, all'interno della casa. Questo passaggio dall'esterno all'interno riguarda anche noi.

A casa di Pietro, che era anche la sua casa, il Signore rigenera la vita e la orienta verso la pienezza e la condivisione. Parlando della casa di Pietro, Matteo vuole spiegare che cosa è la comunità e che cosa a chiamata a fare agli altri. Per questo si avvale della figura della suocera, che nei profeti era simbolo di una divisione profonda. I Dodici, prima di ritrovarsi riuniti nel cenacolo si ritrovano intorno alla suocera di Pietro, che per Matteo rappresenta la comunità.

È la donna che inaugura il diaconato e la casa di Pietro diventa un luogo aperto a tutti. Perché potesse diventare un luogo di salvezza per tutti, era necessario che avvenisse una guarigione nella casa di Pietro (= comunità).

Il passaggio dalla malattia alla vita avviene superando la febbre, che può essere intesa, con le parole di Paolo, come le discussioni inutili, le questioni oziose, le invidie, i litigi e la maldicenza. Gesù entra nella casa di Pietro e guarisce la suocera.

Secondo alcuni Padri della Chiesa, la malattia della donna può essere intesa come la resistenza a servire oppure come una ribellione interiore verso una vita che, negli ultimi tempi si era modificata molto e le chiedeva di accogliere tutti coloro che venivano a trovare suo genero.

Si tratterebbe allora dell'ira rispetto alla situazione della vita quotidiana: la donna si è concentrata tanto su se stessa da non poter più servire gli altri, perché ha consumato tutte le energie in questo sentimento. Altri Padri pensano che la malattia sia da interpretare come indolenza, come se la suocera avesse dato le dimissioni rispetto alla responsabilità della vita.

Gesù entra nella storia di questa donna e la trasforma in una persona che può servire. Quando entra in casa, trova una bambina, quando ne esce, lascia un'adulta che è in grado di prendersi cura degli altri. L’intervento di Gesù consiste nel creare una distanza tra la suocera e l'indolenza che sta vivendo; entra nelle sue fragilità da persona libera; nella preghiera fa chiarezza su se stesso e sul proprio compito; riesce a guardare la donna da una prospettiva diversa, si fa interprete dello sguardo del Padre, che ha sempre un progetto di liberazione su ciascuno.

Il Signore opera sempre guarigioni, che sono frutto della relazione con il Padre.

Nei vangeli la malattia può veramente uccidere e la morte viene solo dall'egoismo del ripiegamento su se stessi. Si guarisce soltanto grazie a un'attitudine rinnovata a lasciarsi interpellare da quello che serve agli altri. Grazie alla guarigione della suocera di Pietro, possono guarire anche le altre relazioni presenti nella casa, perché si aprono al servizio reciproco.

L'amore per la suocera mette in evidenza un amore triangolare: la si ama per amore di un altro; non è un amore legato al sentimento, ma è di tipo circolare, è amore trinitario, l'amore proprio della comunità, in cui relazioni difficili possono diventare facili perché si aprono a tanti.

Canto finale: Kenosis (2a strofa e rit.)

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