Il Verbo, che è la parola eterna del Padre, si è fatto ascolto di ciascuno di noi
Durante questi giorni di preparazione al Natale incontreremo il Verbo, perché i tratti della sua umanità siano riconoscibili anche per noi
18 dicembre: Meravigliarsi
Canto iniziale: Kenosis (1a strofa e rit.)
Ognuno è invitato a leggere il brano, lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e a riconoscere ciò che sente più vicino e ciò da cui prendere le distanze.
Mt 4,12-16
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.
Mt 8,5-10.13
Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Commento
Ci troviamo a Cafarnao.
Il primo brano è precedente il discorso delle beatitudini: spiega i motivi per cui Gesù decide di lasciare Nazaret per trasferirsi in una città che si potrebbe definire a rischio per il tenore di vita morale e religioso che la caratterizza, posta, come è all'incrocio di strade, commerci, influssi culturali, lingue, mestieri e popoli. Gesù sceglie di ritirarsi nella città più esposta alla diversità e proprio per questo motivo molto ricca dal punto di vista umano.
Si ritira per sfuggire al pericolo di fare la stessa fine di Giovanni. Anche noi ci ritiriamo davanti ai pericoli, quando ci sentiamo minacciati, ma il movimento di Gesù ha delle caratteristiche particolari: trasferendosi a Cafarnao, fa un passo verso il mondo che lo circonda, si espone, non si isola, si mette concretamente in contatto con tante relazioni; non è un caso che proprio a Cafarnao nasca il gruppo dei Dodici.
In questa città Gesù incontra il centurione, verso il quale ha una reazione di stupore. Rimane colpito dalla supplica piena di fede di quest'uomo, il quale con le sue parole lascia trasparire l'unità profonda tra vita e fede, che per lui consiste nel farsi carico, in modo fattivo e urgente, della sofferenza di un altro.
Gesù non si aspettava che un centurione avesse tanto a cuore la vita di un servo, che poteva tranquillamente rimpiazzare. Si meraviglia anche perché il centurione mostra un'umanità raffinata: non è tutto preso dal suo bisogno, ma riesce a prendersi cura anche di Gesù. Non si tratta per lui solo di non essere degno, ma di non mettere a disagio Gesù, facendolo venire in casa di un pagano, un luogo per un ebreo compromettente e motivo di contaminazione. Il centurione è attento a mettere al secondo posto il suo amore e il prestigio. Questa attenzione e questa tenerezza suscitano l'ammirazione di Gesù. Il centurione inoltre è un soldato, è abituato a una vita dura e per il contatto continuo con la morte è esposto al rischio del cinismo. In realtà, quest'uomo dimostra una grande sensibilità per la vita e vuole arginare la sofferenza e la morte. Crede nella vita e si muove con coraggio e tenerezza verso tanti.
Gesù vede che questo centurione gli somiglia e in qualche modo si rispecchia in lui. Il miracolo della guarigione del servo è il frutto della relazione tra Gesù e il centurione che cambia il corso della morte in vita. Anche noi, come il centurione, come Gesù, crediamo nella vita, eppure siamo frenati, forse dal fatto che vogliamo stare al primo posto, non accettiamo di perdere le nostre sicurezze o di dare la priorità agli altri. Gesù si è rispecchiato nel centurione e desidera rispecchiarsi anche in noi.