Il Verbo, che è la parola eterna del Padre, si è fatto ascolto di ciascuno di noi
Durante questi giorni di preparazione al Natale incontreremo il Verbo, perché i tratti della sua umanità siano riconoscibili anche per noi
17 dicembre: Avere compassione
Canto iniziale: Kenosis (1a strofa e rit.)
Ognuno è invitato a leggere il brano, lasciare che la Parola lo tocchi nell'intimo e a riconoscere ciò che sente più vicino e ciò da cui prendere le distanze.
Mt 8,1-4
Scese dal monte e molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».
Commento
Il Verbo che si fa ascolto è proprio Dio.
In questo cammino di preparazione al Natale l'evangelista Matteo ci guiderà per imparare l'ascolto dell'umanità nuova inaugurata dal Signore.
Gesù è appena sceso dal monte su cui aveva detto chi è beato: non ha dato nuovi comandamenti, ma ha descritto la situazione della sua gente.
Una volta sceso, Gesù compie una serie di gesti che sono propri di un uomo che incontra un altro uomo. Secondo la Legge, il lebbroso non poteva essere incontrato da nessuno. Tuttavia quest'uomo si fa avanti e cerca di entrare in contatto con Gesù: chiede di essere ascoltato, accolto e guarito.
Se quest'uomo non fosse stato accolto, non avrebbe avuto potuto vivere. Gesù gli tende la mano e lo tocca. È un gesto opposto alla prescrizione del Sinai, laddove si dice che il popolo non doveva nemmeno toccare le falde del monte. Così, ciò che un tempo separava, ora viene cancellato grazie al gesto di Gesù.
Gesù vive una prossimità assoluta, fino a compromettersi con il lebbroso: toccarlo significava essere contaminato e subire le stesse conseguenze e la stessa maledizione a cui quell'uomo era destinato. Con il suo gesto Gesù cambia il modo di vivere le relazioni tra le persone.
Con la richiesta di non dire niente a nessuno, invita l'uomo al rispetto dell'intimità, di ciò che accaduto tra loro. La relazione tra Gesù e il lebbroso è fatta di ascolto reciproco e coinvolgimento.
L'invito ad andare dai sacerdoti non è solo perché possano attestare la guarigione, ma perché possano vedere che un uomo malato può anche essere guarito, che grazie all'ascolto e al coinvolgimento reciproco, si può riprendere a camminare insieme a chi è isolato. Nella situazione Gesù si mostra a suo agio e permette al lebbroso di avvicinarsi, perché vede che più grave della lebbra è l'isolamento a cui è destinato quest'uomo, il quale in ogni caso rimane un lebbroso, ma grazie all'ascolto non soffre più gli effetti collaterali della lebbra. Gesù, prima si lascia toccare dalla preghiera del lebbroso, poi lo tocca e solo alla fine esprime la sua volontà.
Il "subito" della guarigione non vuole sottolineare un'azione prodigiosa, ma il fatto che il coinvolgimento di Gesù è così profondo e totale da avere un effetto trasformatore della realtà e delle persone.