Tema: Se tu conoscessi il dono di Dio…5
Canto iniziale: Salmo 138 (1a strofa)
Ognuno è invitato a leggere il brano e lasciare che la Parola tocchi lo tocchi nell'intimo e sulla pelle, fermando in particolare l'attenzione sulle reazioni, su ciò che attrae e su ciò che non è chiaro.
Canto: Salmo 63 (rit.)
Gv 4,19-26
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Commento
La donna, dopo aver detto la verità su se stessa, ha aperto una novità nella sua vita.
Anche a noi capita di dire la verità su noi stessi e di aprirci agli altri in maniera nuova, di lasciare le difese e volgerci al futuro. E tuttavia la vita non è del tutto liberata, perché sono necessari altri passi.
Anche la donna infatti cade di nuovo in un groviglio, questa volta di carattere religioso. Dicendo che Gesù è un profeta, non intende un uomo straordinario, ma un uomo che vede dove gli altri non vedono, che comprende la vita delle persone, l'umanità degli altri.
La donna chiede qual è il luogo in cui si incontra Dio. A quel tempo il tempio sul monte Garizim era stato già distrutto, mentre era ancora in piedi quello a Gerusalemme. Sulla scorta di Deut. 18, i Samaritani credevano che il Messia sarebbe stato un uomo come Mosè, che avrebbe liberato il popolo e, dopo la morte, sarebbe stato sepolto sul mondo Garizim. Il Messia che attendevano sarebbe stato un nuovo Mosè, che avrebbe rivelato la verità e avrebbe insegnato la Legge.
A questo punto del dialogo, Gesù comprende che la donna è disponibile, ha cioè un cuore aperto, e per questo si rivela. Il fatto che Dio si adorerà in spirito e verità non è da intendere nel senso di un'adorazione intimistica, ma nel senso che amare Dio si tradurrà in vita concreta.
L'intimità della vita di Dio sarà visibile nel Figlio, nell'umanità di Gesù, nel suo amore per gli altri. Il culto in spirito e verità rappresenta quel rapporto con Dio stabilito dall'uomo nuovo che si è gettato alle spalle l'uomo vecchio. Per questo motivo, anche noi possiamo vivere la stessa vita di Dio, possiamo essere coinvolti nel mistero di Dio, di comunione e unità con e fra i fratelli.
La Samaritana fa l'esperienza di essere coinvolta in questa storia e non resta prigioniera del suo peccato. Anche noi possiamo ridefinire la nostra identità, senza essere prigionieri del nostro peccato: la nostra identità viene dall'essere direttamente da Dio, dal costruire comunione tra e con i fratelli, dal guardare i fratelli in modo nuovo.
La donna è stata costretta a guardare al futuro e a prendere coscienza della sua nuova identità, della verità che abita nel suo cuore.
Gesù dice "io sono", usa per sé il nome che Dio aveva comunicato a Mosè: a questa donna di fama discutibile ed emarginata, Gesù affida la rilevazione di sé più piena che ci sia nel Vangelo di Giovanni.
In questo modo Gesù chiama la donna a passare dalla fede al credere e chiama anche noi a una vita in spirito e verità.