Tema: Se tu conoscessi il dono di Dio…2
Canto iniziale: Salmo 138 (1a strofa)
Ognuno è invitato a leggere il brano e lasciare che la Parola tocchi lo tocchi nell'intimo e sulla pelle
Canto: Salmo 63 (rit.)
Gv 4,7-9
Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Commento
È l'ora più calda: mentre tutti sono a tavola, la Samaritana va la pozzo, quando nessuno di quelli che la disprezzavano poteva vederla. Lì trova Gesù, un giudeo da cui si aspetta solo disprezzo. Tra giudei e samaritani i rapporti non erano buoni, tanto che per un giudeo uno degli insulti peggiori era proprio quello di essere paragonato ad un samaritano.
Gesù non comanda, non fa la predica, assume invece l'atteggiamento di un mendicante: semplicemente chiede da bere. Non si presenta dunque come un rabbino, ma come un uomo che ha bisogno.
La reazione della Samaritana è preoccupata e la porta a sottolineare ciò che la separa da Gesù. In questa fase, il dialogo sembra impossibile e non è sufficiente il fatto che l'uno e l'altra abbiano lo stesso bisogno.
Anche a noi capita di sciupare tante occasioni nelle relazioni con gli altri a causa dei pregiudizi che abbiamo nei loro confronti. Nella società di Gesù c'erano dei pregiudizi, basati su precise norme sociali che definivano diversi gruppi di appartenenza: la famiglia, il sistema parentale e la purezza della razza. C'erano inoltre alcuni elementi religiosi che determinavano chi dovesse essere escluso.
Da qui nasce il pregiudizio, che si può definire come una credenza erronea, che però viene accettata passivamente come vera. Da qui nasce anche la discriminazione, che si realizza quando la differenza reale si accompagna con un giudizio dato sull'altra persona. Con la sua vita e la sua predicazione, Gesù smantella questi pregiudizi, anche se in qualche misura ne viene toccato (p. es. quando paragona i gentili ai cani). Così, di fronte alla Samaritana, Gesù fa i conti con il pregiudizio etnico e religioso di due gruppi che non possono comunicare fra loro. L'incontro con questa donna diventa però un cammino di conversione.
Se in un primo momento quell'uomo al pozzo non ha un volto, ma è semplicemente un giudeo, ora, grazie al fatto che Gesù osa esprimere il suo bisogno, recupera la propria identità e la Samaritana può riconoscere in lui l'altro e il suo stesso bisogno.
L'incontro avviene perché Gesù ha avuto il coraggio di condividere il proprio bisogno, di presentarsi alla donna nella propria povertà e in questo modo fa di lei l'unica persona che può rispondere ai propri bisogni. Gesù supera la distanza parlando di se stesso e crea le premesse perché si possa avviare un dialogo. D'altra parte, la donna si lascia stupire e comincia a riconoscere il volto di quell'uomo che le sta accanto. Alla forza del pregiudizio, Gesù oppone la possibilità di far scoprire la pluralità delle identità e in questo modo la donna riceve il mistero della propria unicità che in realtà è il riflesso dell'unicità di Dio che è in ciascun uomo.
Al pregiudizio Gesù oppone l'apertura all'altro: è questa che offre la possibilità di parlarsi e di rendere sempre possibile la novità.