Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Se tu conoscessi il dono di Dio…

Canto iniziale: Salmo 138 (1a strofa)

Gv 4,1-34

Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» – sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli –, lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.

Ognuno è invitato a

  • leggere il brano e lasciare che la Parola tocchi lo tocchi nell'intimo e sulla pelle, ad ascoltare e annotare le impressioni, le reazioni che nascono dentro durante la lettura;
  • individuare quali parole e quali passaggi del dialogo lo trattengono, suscitano interesse, sembrano misteriosamente rivolte a lui; quali lasciano indifferente o creano disagio o fastidi; quali sembrano impenetrabili e inutile in questo momento
  • chiedersi che cosa tocca della sua vita e di quello che sta vivendo in questo tempo.

Canto iniziale: Salmo 63

Gv 4,1-6

Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» – sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli –, lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.

Commento

Quello con la Samaritana è il dialogo più lungo presente nel Vangelo.

Nelle intenzioni dell'evangelista questo incontro deve aiutare a far percepire la realtà in cui si trova Gesù risorto e in cui desidera sia presente ogni uomo. Ci presenta pertanto un'esperienza nuova, che è possibile attraversare grazie all'incontro con il Signore e farà luce sugli ostacoli che impediscono l'apertura a una vita nuova. In precedenza Gesù aveva incontrato i Giudei nella persona di Nicodemo e adesso vuole incontrare i fratelli “scismatici”, perché anch’essi appartengono al popolo di Dio. In questo senso, appare chiaro che Gesù vuole radunare tutti gli uomini, anche i pagani, infatti poco dopo incontrerà il funzionario del re. Non ha paura di incontrare ogni uomo, quali che siano i pensieri e le realtà che abitano il suo cuore.

Il verbo "doveva" (v. 4) non indica in Giovanni la necessità morale, ma la volontà di Dio, poiché Gesù poteva non passare dalla Samaria. Per Gesù questa volontà significa attraversare la fatica di vivere, propria di ogni uomo, la fatica di attraversare le banalità della vita, quando il senso si perde e appare difficile intrecciare ciò che si vuole per sé e ciò che si vuole per gli altri. Tutta questa fatica è condensata nella Samaritana, nella quale c'è la tendenza a ripiegarsi su se stessa, il fare tante cose senza ritrovarsi, il prevalere dei bisogni. Sicar si trovava in una regione desertica e il pozzo di Giacobbe è molto antico: qui si ritrovavano le donne all'alba e gli uomini a sera; è luogo di incontri, di scambi, di contrattazioni. Il pozzo è luogo dell’acqua viva, quindi simbolo di Dio stesso e della sua Sapienza; è il luogo privilegiato per incontrarlo.

Gesù “si appoggia” al pozzo e questo suo modo di fare esprime l'atteggiamento di chi è presente e sempre pronto a muoversi. Ma Gesù è anche stanco, come la Samaritana, che è stanca di vivere: ha fame e sete, eppure non provvede da solo a questi bisogni, che sono propri della condizione di tutti gli uomini. L'indicazione dell'orario (mezzogiorno) indica che l'incontro avviene in piena luce (simbolo della rivelazione) e nell'ora più calda della giornata. Questo è anche il momento in cui si sentono maggiormente la fame e la sete ed anche l'orario in cui il cuore dell'uomo, affamato e assetato di Dio, è pronto ad accogliere la sua Parola.

Canto finale: Salmo 16

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