Tema: Testimoniare con grande forza
Canto iniziale: Salmo 133
At 4,32-5,2
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno. Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa «figlio dell’esortazione», un levita originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli. Un uomo di nome Anania, con sua moglie Saffìra, vendette un terreno e, tenuta per sé, d’accordo con la moglie, una parte del ricavato, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli.
Commento
Secondo alcuni esegeti questo è un passaggio in cui si rinnova la Pentecoste. San Luca pone l'accento sulla comunità che cresce e che è unita rispetto ai propositi, ai sentimenti e ai progetti. La vita di quanti abbracciano la fede è caratterizzata proprio da questa unità.
In questo modo gli apostoli rendono testimonianza con grande forza del Signore risorto. Le espressioni richiamano quelle della magnificenza di Dio che si trovano anche nel Magnificat.
La grandezza degli apostoli è quella delle creature semplici che non pretendono di essere altro se non creature, è legata al dono dello Spirito e per questo diventa un segno inconfondibile della presenza di Dio. Gli apostoli, che avevano il compito di ricevere le donazioni e di distribuirle secondo le esigenze di ognuno, svolgono dunque un ruolo di mediatori tutt'altro che tecnico. Infatti tutto nella comunità cristiana veniva deposto ai piedi degli apostoli, perché in loro era visibile Dio. Ciò è possibile perché sono esperti della condizione del bisogno e perché sono fuori dalle logiche del loro tempo.
Pertanto, proprio perché poveri e bisognosi, gli apostoli possono essere anche mediatori. La povertà è dunque presentata come il nuovo stato di vita del cristiano, una povertà costitutiva, perché si riconosce bisognosa. In questo modo gli apostoli si affidano al mistero di Dio e alla gratuità degli altri.
Negli Atti il bisognoso non è l'indigente, ma chi è grande, perché, come gli apostoli, riflette Dio, si affida, si consegna e non appartiene più a se stesso.
Gli apostoli, che vivono il Vangelo e non si garantiscono la ricchezza per aiutare i poveri, diventano per tutti una provocazione, un motivo di conversione. Accanto alla testimonianza degli apostoli, san Luca pone quella di Barnaba, che, vendendo il campo, sceglie di stare con gli apostoli, di affidarsi a loro e alla gratuità degli altri fratelli.
Anania e Saffira, invece, rappresentano la diffidenza nei confronti dell'amore, con la loro scelta dimostrano di non fidarsi di Dio e degli altri fratelli. In questo modo sprofondano nel dinamismo della morte, si chiudono, bastano a se stessi e diventano il simbolo della difficoltà di vivere una vita cristiana.