Tema: Scese
Canto iniziale: Vorremmo dirti
At 8,4-17
Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola. Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. Vi era da tempo in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio. A lui prestavano attenzione tutti, piccoli e grandi, e dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». Gli prestavano attenzione, perché per molto tempo li aveva stupiti con le sue magie. Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che annunciava il vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. Anche lo stesso Simone credette e, dopo che fu battezzato, stava sempre attaccato a Filippo. Rimaneva stupito nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Commento
Da questo punto in poi negli Atti si raccontano i movimenti di Filippo. La prima azione che compie è scendere, muoversi non verso un singolo, ma verso una città intera, dove ci sono delle folle, che è caratterizzata da una vita piuttosto tumultuosa e confusa, ma che si presenta compatta, con una cultura, un modo di vivere e di pensare ben identificabili.
Con il suo arrivo Filippo produce uno sconcerto generale: non solo annuncia il Cristo, ma allo stesso tempo si fa portatore della novità che predica e compie dei segni. In questo modo Filippo realizza la presenza di Cristo, cioè di colui che nell'esperienza della morte e resurrezione ha generato la novità dell'amore gratuito.
La città è esterrefatta e affascinata, ma nasconde i suoi dolori, le sue miserie e il degrado; in ogni caso, l'intervento di Filippo genera nella città una grande gioia. Il fatto che dalle esperienze di male, dal cumulo di dolori presenti nella città venga fuori il bene e nasca la vita crea sconcerto; è proprio in questa situazione che emerge un alto personaggio, un mago.
Nelle Scritture la magia rappresenta il potere, cioè il tentativo di trovare una risposta a qualunque problema non nei rapporti fraterni, ma nel potere di qualcuno. Nella città in cui si trova Filippo è stata esclusa la relazione fraterna, così come è accaduto, secondo il racconto di Genesi, all'origine della fondazione della città con Caino, anzi si potrebbe dire che la città tanto più funziona, quanto più le relazioni fraterne sono cancellate. Simone è un uomo di successo, con la sua attività garantisce la vita insieme, il benessere di tutti e, allo stesso tempo, elimina la necessità di riconoscere l'aiuto del fratello.
Eppure, l'amore gratuito spiazza anche Simone, che per tutta risposta "si attacca" a Filippo, ma in qualche modo pretende ancora, come si vedrà in seguito nell'incontro con Pietro (cfr. At 8,18ss), di poter gestire i doni mettendo al centro solo il suo interesse personale.
A questo punto della narrazione, Filippo scompare dalla scena (dal seguito sappiamo che lo Spirito lo ha condotto altrove). Ora, proprio il fatto che Filippo sparisca, conferma che la sua opera è del tutto gratuita, tanto da lasciare subentrare altri senza alcun problema. Inoltre, a garanzia della sua opera, ci sarà l'imposizione delle mani da parte degli apostoli.