Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Va', senza esitare

Canto iniziale: Salmo 126

At 10,1-30.33b-35.47-48

Vi era a Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica. Era religioso e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. 3Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c’è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te. Ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone, detto Pietro. Egli è ospite presso un tale Simone, conciatore di pelli, che abita vicino al mare». Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un soldato, uomo religioso, che era ai suoi ordini; spiegò loro ogni cosa e li mandò a Giaffa. Il giorno dopo, mentre quelli erano in cammino e si avvicinavano alla città, Pietro, verso mezzogiorno, salì sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi: vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano». Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato nel cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso, tra sé e sé, che cosa significasse ciò che aveva visto, ecco gli uomini inviati da Cornelio: dopo aver domandato della casa di Simone, si presentarono all’ingresso, chiamarono e chiesero se Simone, detto Pietro, fosse ospite lì. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; àlzati, scendi e va’ con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati». Pietro scese incontro a quegli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutta la nazione dei Giudei, ha ricevuto da un angelo santo l’ordine di farti venire in casa sua per ascoltare ciò che hai da dirgli». Pietro allora li fece entrare e li ospitò. Il giorno seguente partì con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli con i parenti e gli amici intimi che aveva invitato. Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi, continuando a conversare con lui, entrò, trovò riunite molte persone e disse loro: «Voi sapete che a un Giudeo non è lecito aver contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo. Per questo, quando mi avete mandato a chiamare, sono venuto senza esitare. Vi chiedo dunque per quale ragione mi avete mandato a chiamare». Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo facendo la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste Ora dunque tutti noi siamo qui riuniti, al cospetto di Dio, per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato». Pietro allora prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Commento

Questo racconto ha una rilevanza particolare all'interno degli Atti degli Apostoli, perché proprio in questo passaggio si apre la questione del battesimo dei pagani. Nell'incontro tra Pietro e Cornelio possiamo osservare un altro esempio di comunicazione della fede, che avviene in un contesto privato. In questo frangente storico, la Chiesa non era formata solo da ebrei, ma anche dai pagani che avevano deciso di convertirsi (proseliti) e da quanti avevano aderito al monoteismo ma ancora non accettavano la circoncisione (timorati di Dio).

La questione dell’apertura ai non ebrei era dunque ancora aperta e quando Pietro tornerà dall'incontro con Cornelio dagli altri della Comunità, verrà rimproverato per quello che ha fatto. Nel capitolo 11 si parla della Chiesa di Antiochia, dove i compagni di Stefano erano stati costretti a rifugiarsi e dove predicavano anche ai greci. Da qui, si arriva – nel capitolo 15 - al concilio di Gerusalemme, dove il problema sarà affrontato direttamente e risolto.

Cornelio è un pagano molto amato dal popolo, è una persona di preghiera, in ricerca, e si è orientato verso un'unica divinità. Attraverso la visione, Dio si avvicina a Cornelio e stimola un movimento nuovo. Anche Pietro riceve una visione: una tovaglia imbandita con animali di tutti i tipi. A Pietro quella tovaglia crea difficoltà, perché non si era mai contaminato mangiando animali impuri, perciò si interroga a lungo sul significato di ciò che ha visto. Pietro e Cornelio al momento della visione si trovano entrambi sul terrazzo, ci piace immaginare che siano “al piano di sopra”.

In questo modo nella narrazione si possono individuare due livelli:

  • i piani superiori, dove è possibile incontrare Dio, dove ci sono Cornelio e Pietro;
  • il piano terra, dove c’è la vita quotidiana.

Entrambi devono scendere in basso e prendere delle decisioni, assumersi delle responsabilità, rischiando in prima persona. Al piano di sopra, dove si incontra Dio, non si risolvono i problemi, ma, una volta scesi nel mondo, occorre prendere delle decisioni, anche a rischio di perderci qualcosa. Pietro sceglie di far entrare i visitatori, rendendo in questo modo impura la casa in cui era ospite. Non ha paura di essere contaminato e decide di rischiare una seconda volta, andando a casa di Cornelio.

Da questo passaggio emerge dunque la necessità di essere coraggiosi e di prendere decisioni per comunicare la fede.

Andando da Cornelio, Pietro comunica la sua fede. La sua esperienza ci offre degli elementi utili per il nostro cammino:

  • è indispensabile camminare sotto la guida del Signore: è quello che ha fatto Pietro
  • Pietro si è aperto a quello che il Signore gli ha portato e per questo motivo ha colto la novità
  • è stato capace di correre i rischi che le strade nuove richiedono
  • è andato in profondità dentro di sé, si è rivoluzionato, ha messo da parte le sue credenze e i suoi parametri di giudizio, lasciandosi trasformare dal Signore.

Così facendo, Pietro, di fronte a Cornelio, ha comunicato la sua fede, ha comunicato il suo essere in cammino. Ma è proprio per questo suo essere in cammino che è cresciuta la fede di Cornelio, e anche la fede di Pietro è stata rafforzata, nella misura di cui gliene ha fatto dono. Quando Pietro è uscito dalla casa di Cornelio era più ricco e anche la Chiesa del Signore si era arricchita, aperta ad accogliere una più larga parte del popolo.

Canto finale: Non temere più

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