Tema: Come se fosse nostro potere…
Canto iniziale: È bello dar lode al Signore
At 3,1-12.16
Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto. Mentre egli tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone. Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
Commento
In questo passaggio Pietro è impegnato nel comunicare la fede non in un contesto pubblico, ma all'interno di un rapporto a tu per tu, insieme a Giovanni: questo fa pensare che ancora una volta per comunicare la fede è necessario essere insieme almeno con un'altra persona.
L'incontro avviene alle tre del pomeriggio, al tempio, nell'ora in cui si celebrava il sacrificio pomeridiano. Qui era stato portato l'uomo storpio perché potesse chiedere l'elemosina.
Dopo il miracolo la gente si stupisce e per questo motivo Pietro prende la parola e afferma che il miracolo non è avvenuto per una sua forza particolare né per la sua santità, ma per la fede nel nome di Gesù.
Il racconto del miracolo sembra richiamare le guarigioni di Gesù, ma in realtà c'è una differenza di fondo: nei vangeli c'è sempre qualcuno che crede (o il miracolato o qualcuno a lui vicino), qui è Pietro che crede e non il paralitico, a cui non chiede neppure di convertirsi: è la sua fede che fa il miracolo Pietro opera un cambiamento significativo nel fare i miracoli: guarisce perché ha comunicato la sua fede. In effetti, dopo la resurrezione di Gesù, la vita di Pietro è cambiata molto e proprio questo cambiamento è la testimonianza che la sua fede in Gesù è vera.
Il miracolo consiste allora nel comunicare la propria fede a un uomo, la cui vita non può rimanere più quella che era prima.
Anche noi, in quanto cristiani, siamo chiamati a realizzare miracoli come Pietro, cioè a mettere in gioco la nostra fede nei rapporti con gli altri. Solo così quanti sono legati a noi possono ricevere l'energia che viene dalla nostra apertura. Aprirci ai fratelli è l'unico dono che possiamo offrire perché la loro vita sia fiorente. Possiamo dunque comunicare la nostra fede solo se curiamo la comunione con i fratelli che ci stanno accanto e con quanti ci chiedono l'apertura alla vita.