Tema: Il Padre ti onorerà
Canto iniziale: Al di sopra di ogni altro nome
Gv 12,25-28
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Commento
Nella mentalità ebraica era comune definire il concetto di preferenza attraverso l'opposizione amore/odio. In questo passaggio, che segue il discorso sul chicco di grano, Gesù vuole dire che chi pensa alla propria vita non la realizza, fallisce. La realizzazione dell'uomo non dipende dall'esaudire i propri desideri o bisogni, ma dall'interesse per quelli degli altri.
La realizzazione di ogni uomo è dunque legata al donarsi, perché si può avere la vita nella misura in cui la si dona. Per Gesù chi non pensa alla propria vita si realizza per sempre; chi invece pensa a se stesso è come il chicco di grano che rimane solo e non porta frutto. Gesù toglie all'idea della morte l'accezione negativa della distruzione, perché per lui la morte è il momento in cui avverrà la fioritura della vita, una vita eterna che è possibile già nel presente.
Gesù dice poi che cosa significa servirlo: l'uomo che vuole servire il Signore, cioè collaborare liberamente con lui, è chiamato ad abbandonare la distanza di sicurezza da Gesù e ad affrontare tutte le persecuzioni che lui ha sopportato.
Se un uomo serve così il Signore, il Padre lo onorerà, cioè si manifesterà in lui: quanto più operiamo per il dono di noi stessi, tanto più la presenza del Padre abiterà nel nostro cuore e si renderà visibile in noi, che diventiamo la manifestazione dell'amore di Dio per l'umanità. In questa prospettiva è possibile incontrare Dio nella vita semplice di ogni giorno, in tutte quelle esperienze delle nostre giornate, programmate o impreviste, in cui vogliamo essere in compagnia del Signore.
Gesù dice di essere turbato, perché si rende conto che deve passare dalla porta stretta.
Questa è anche la nostra esperienza, perché, se vogliamo essere uniti a lui, dobbiamo passare dalla porta stretta, quel passaggio che ci porta a sgonfiare il nostro orgoglio, cioè la pretesa di sapere noi quali siano le cose che ci rendono felici. Gesù ci propone di lasciare che sia il Padre a liberare la nostra vita da ciò che sentiamo come notte e di regalare agli altri tutto quello che siamo. Così chi passa dalla porta stretta smette di compiangersi, di guardarsi per come poteva o doveva essere e si muove verso gli altri. In questo senso possiamo prepararci all'incontro con il Signore se resistiamo a tutto ciò che ci chiude alla vita e agli altri (cfr. le quattro logiche presentate nelle meditazioni precedenti).
Si può passare dalla porta stretta solo attraverso l'obbedienza, che è un tratto imprescindibile della vita di Gesù e quindi di ogni cristiano. Abbiamo difficoltà ad obbedire perché poniamo in primo piano il nostro sentire e ci sentiamo limitati e costretti. Ora, le costrizioni ci fanno male, ma non ci fanno torto, perché ci aiutano a uscire dall'ipocrisia e dall'onnipotenza. L'obbedienza consiste nel dedicare la vita a ciò che la rende vera: l'amore per gli altri e la ricerca del senso delle cose.
L'obbedienza ci rende interdipendenti, ma non dipendenti dal potere, e ci apre sempre alla fiducia nell'altro. Solo dall'obbedienza reciproca viene la felicità fatta di condivisione e così chi obbedisce orienta la propria vita alla felicità di chi ama. Inoltre chi obbedisce rinuncia a lasciarsi dominare dal proprio sentire. Per obbedire sono necessari due passi:
- calmarsi, mettere cioè un limite interiore a tutto quello che sentiamo come minaccia, mettere da parte angosce e ansie, per aderire alla realtà
- accettare di rallentare, per raccogliersi, guardarsi dentro ed entrare in relazione con se stessi, con gli altri e con Dio.