Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Ritornare in sé

Canto iniziale: Salmo 138

Lc 15,17-19

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”.

Commento

Solo a questo punto il figlio comincia a provare dolore per l’assenza di tutto e soprattutto della propria dignità di uomo e comincia anche a capire di non essere fatto per quella vita in compagnia delle bestie. Proprio questo dolore salva la sua umanità.

Il figlio capisce di aver compiuto un errore di fondo, perciò risveglia dentro di sé un desiderio di bene e si rende conto che deve fare un passaggio dall’esterno all’interno per toccare la propria interiorità.

“Ritornò in sé”. È uno degli aspetti centrali nel racconto, perché sottolinea un’inversione radicale. Il figlio comprende che prima di tutto non è la realtà di fuori che deve cambiare, che non deve lasciare quella situazione in cui si trova e non deve neppure tornare subito a casa di suo padre. 

Prima d tutto il figlio deve tornare in un’altra casa, la propria, quella in cui non è stato mai fino in fondo. È un passaggio cruciale che lo porta a toccare ciò che ha dentro di sé. 

In questo modo il figlio si rende conto che nella propria vita non c’è niente che vada bene e non ha un luogo dove andare, non c’è nessuno che lo aspetta, non c’è nessuno che si addolora per la sua assenza e non ha nessuno per cui esistere.

Tutto ciò porta il figlio a rientrare in sé stesso. Nessuno può fare questa inversione, se non tocca il nulla, la nostalgia del proprio volto vero, che in qualche momento ha avuto. Possiamo dire che la nostalgia del proprio volto è un dono di Dio.

Solo quando tocca la propria interiorità, il figlio riprende a parlare: in quel momento non parla più di sé, né a se stesso, parla di un altro, cioè del padre e di sé stesso in riferimento al padre.

Questo è il miracolo che genera la discesa nell’interiorità, è il decentramento da sé stessi, che permette al figlio di ritrovarsi. 

Canto finale: Salmo 138

PERCORSI DI MEDITAZIONE

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