Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Padre, salvami da quest’ora?

Canto iniziale: Padre mio

Mc 14,32-38

Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

Commento

È il tempo in cui Gesù si congeda dai suoi e dalla storia e proprio ora ritorna la tentazione iniziale del deserto.

Nell’esperienza di Gesù c’è qualcosa di appassionante e di profondo. È giunto a questa prova per glorificare il nome, l’amore per il Padre. Perciò chiede che avvenga non ciò che vuole lui, ma ciò che vuole il Padre. Soltanto chiede al Padre di essere custodito e di essere accompagnato fino in fondo nella tentazione e nella morte che lo attendono.

A confronto con l’esperienza di Gesù noi abbiamo qualcosa da correggere nel nostro modo di affrontare le tentazioni, di cui talvolta abbiamo una comprensione parziale.

In particolare abbiamo bisogno di essere liberati da quella tentazione con cui tutti prima o poi facciamo i conti e che ci tocca di attraversare, facendoci accompagnare.

È una tentazione difficile ed enigmatica, che mette a rischio la qualità della nostra vita, i nostri sforzi migliori, la verità dei nostri affetti più sacri e cari.

Questo tipo di tentazione ha una sua immagine nell’esperienza del chicco di frumento, che riguarda la nascita di un amore pieno in ognuno di noi: entrare in questa tentazione significa sentirsi morire. Pur con questi sentimenti, si può continuare a credere nel Signore e come il Signore.

Il tempo di questa tentazione è quello necessario per non arrivare a dire “ho vissuto per niente”. Prove così ci sono in tutti coloro che desiderano amare come il Signore. Arrivare ad affermazioni di questo tipo significa commettere peccato mortale, perché laddove arriviamo a far sbocciare il meglio di noi, siamo tentati di radere tutto.

Questa prova si presenta quando nella nostra vita abbiamo fatto tante cose buone, abbiamo cercato di allinearci all’amore di Dio. Inoltre non è una tentazione che riconosciamo facilmente, anzi siamo inclini a pensare che sia colpa degli altri che hanno torto.

Tuttavia, pur in tutta la distruzione finale della sua vita, Gesù non arriva a cedere a questa tentazione, non arriva a cedere al senso dell’inutilità della vita vissuta.

A noi può essere capitato in qualche occasione di aver cominciato a cedere a questa tentazione, che Francesco chiamava morte seconda.

In questa tentazione la chiamata del Padre è di rimanere fedeli in ciò che abbiamo ricevuto: gli altri non ci sono più, siamo soli davanti a Dio.

Come ci si esercita nell’affrontare tentazioni di questo tipo? Abituandoci a considerare Dio come la nostra unica certezza, come colui che ci può custodire fino alla fine. Gli altri ci sono tutti, ma sono quelli da amare, da cui non possiamo aspettarci altro. Tutto ciò significa fare unità con Dio.

Canto finale: Il servo di Jahvè

PERCORSI DI MEDITAZIONE

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