Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Come turisti?

Canto iniziale: Andiamo

Ef 4,17-24

Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri, accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro e della durezza del loro cuore. Così, diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza e, insaziabili, commettono ogni sorta di impurità. Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

Commento

L’esortazione di Paolo è molto accorata: supplica i cristiani di Efeso a non comportarsi, cioè non a camminare, come i pagani, che camminano presi dalla futilità dei loro pensieri, vuoti e superficiali, che non hanno una luce che li guidi e che altrove sono definiti stupidi.

Oggi, prendendo in prestito un’immagine di Zygmunt Bauman, potremmo paragonare il camminare dei pagani al passo dei turisti: un passo che impone di non prendere impegni a lungo termine, di non legarsi alle persone, di non attaccarsi a nessun luogo e di non giurare fedeltà eterna a nessuno e a nessuna causa.

La vita dei turisti è una serie di bisogni a cui rispondere e da cogliere al volo, ben lontana dal concepire la vita come vocazione, come risposta a un Dio che chiama, come risposta a un dono ricevuto.

Vivere da turisti o da chiamati significa concepire la propria vocazione come un abito o come la propria pelle. L’abito non deve aderire troppo alla persona, tanto che non appena si avverte un desiderio differente si può dismetterlo. Vivere da turisti implica il fatto di essere sempre pronti a mettersi in viaggio per altri lidi e di restare sempre al di fuori della cerchia degli altri oppure a una certa distanza. Il turista chiama libertà l’indipendenza e l’autonomia: partendo, cerca di allontanarsi dalla routine, si lascia sedurre dai piaceri e non si fa toccare dalla dedizione stabile che avvicina agli altri.

In Dio però ci sono attenzione, vicinanza e comprensione per ogni uomo, mentre il turista è indifferente alle persone che incontra; Dio è a servizio dell’uomo, mentre il turista si fa servire.

Paolo dice che nei pagani c’è l’ignoranza, e l’ignoranza porta alla durezza di cuore, all’insensibilità cronica, all’incapacità di sentire quello che sente l’altro. Così, però, chi sente solo le proprie istanze finisce per non sentire il soffio dello Spirito.

L’esercizio spirituale del sentire, allora, consiste nel percepire ciò che negli altri è mancanza di gioia e nel percepire ciò che affligge un altro.

Il Signore desidera la pienezza delle relazioni, che è il contrario di ciò che ha fatto Adamo, che ha tenuto per sé ciò che ha conquistato.

Possiamo dunque allenare il nostro modo di sentire solo se dimoriamo con il Signore, se assimiliamo il suo modo di essere figli di Dio, se imitiamo l’uomo nuovo che Lui è.

Canto finale: Vorremmo dirti

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