Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: O Signore, Signore nostro

Canto iniziale: Salmo 8

Gv 1,12-14

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Commento

Sono tre dei versetti che si leggono nella messa di Natale.

Anche quest’anno festeggeremo Natale e avremo l’occasione per riacquistare una visione più autentica del nostro essere uomini.

Il Natale può essere l’opportunità per “vaccinarci” ogni anno contro tutte quelle forme di autoesaltazione che ci prendono ogni volta che perdiamo la misura di Dio e di noi stessi oppure per quelle volte in cui riduciamo il nostro essere creature a essere assoluti e di conseguenza vuoti e falsi.

Il Natale è il dono per riconoscere che, sperimentando la debolezza del nostro cuore e dei pensieri fissi, delle nostre relazioni o della nostra storia, ci è data l’occasione di smaltire quei modi che noi usiamo e che non sono adeguati alla liberazione del nostro essere coronati di gloria e onore.

Il Natale è l’occasione per aprire gli occhi sul nostro peccato, che trattiamo in modo disinvolto a differenza di come facciamo con quello degli altri.

Il Natale è uno spazio di silenzio in cui Dio si manifesta in un piccolo bimbo: vedere Dio in una mangiatoia significa che niente sfugge al dono della sua incarnazione e che quindi noi possiamo veramente diventare come lui.

Se viviamo con questo spirito il Natale, possiamo riacquistare lo sguardo lucido e consapevole sulla possibilità di vivere la comunione con gli altri e con Dio.

Vivere così significa fare di tutta la nostra vita un cantiere aperto e cogliere nel Natele l’occasione per rileggere le cartine dei lavori, le possibilità di costruzione, quello che abbiamo progettato con Lui per restaurare la condizione umana.

Qualcuno può sentire consumato il proprio potenziale per essere completamente uomini ed è possibile che a volte la disponibilità del nostro cuore sia ridotta.

Se in questo Natale, però, riconosciamo di essere fatti per l’infinito, possiamo riprendere il cammino della conversione del cuore, della mente e dei falsi infiniti che hanno sostituito ciò a cui siamo chiamati: creature della stessa altezza di Dio, volute da Lui poco meno di un dio, capaci di essere soci di Dio nella storia e di riconoscerci dipendenti da lui, cosa che costa fatica al cuore e alla fede.

Se riconosciamo questa dipendenza, possiamo aprirci a una vita liberata e piena. Tutto ciò chiede un gesto di umiltà che è corrispondente all’umiltà che il Signore ci ha mostrato facendosi piccolo nel bambino di Betlemme.

Canto finale: Kenosi

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