Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Che cos’è mai l’uomo?

Canto iniziale: Meraviglia

Sal 8,4-5

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Commento

Immaginiamo di stare in riva al mare di notte e di guardare il cielo stellato: potremmo ammirare ciò che il salmista vedeva e qui descrive con delicate pennellate.

Possiamo pensare anche alle nostre notti insonni e a quanti pensieri abbiamo fatto in quelle notti: notti di ricerca, insonni per una sofferenza oppure per una grande gioia. 

I pensieri notturni o ci cullano o ci tolgono il respiro; ci fanno sprofondare negli abissi o ci fanno sfiorare le vette della verità su noi stessi. 

Di notte facciamo l’esperienza di ritrovare una parte di noi che solo noi possiamo conoscere, noi e il Signore, e che solo noi possiamo decidere di rivelare agli altri. 

In qualche caso questi pensieri notturni possono diventare una preghiera come questa: “Signore tu conosci la mia situazione, il mio problema, vedi che sono al limite”. 

Anche il salmista era sveglio, di notte, ma a un certo punto per lui avviene la svolta: sposta lo sguardo da se stesso a Dio e arriva a trascendersi. Da qui la domanda: “Com’è possibile che tu ti occupi di una cosa così piccola come sono io? Signore, che pensi di me? Che cos’è l’uomo perché te ne curi?”

Il salmista è invaso da sgomento nel momento in cui paragona se stesso all’immensità del cielo. 

Di fronte alla domanda di senso la risposta che il salmista trova è che l’uomo è una nullità, rispetto all’immensità dei cieli e alla maestà di Dio, che ha creato il cielo, la luna e le stelle.

Come può Dio ricordarsi e curarsi di una creatura così piccola come l’uomo, ogni uomo? 

Nella domanda del salmista ci sono anche tanto stupore e tanta attesa, che potremmo esprimere così: “Signore, davvero ti ricordi di me? Ti ricordi che ci sono anch’io?”

Queste domande diventano una preghiera, perché aprono a un vero dialogo tra l’uomo e Dio.

Ogni volta che ci spogliamo dalla pretesa di governare gli altri o le situazioni, quando ci poniamo di fronte all’assoluto e restiamo solo con il carico del nostro limite, veramente in quelle occasioni stiamo pregando.

Qui si realizza il mistero dell’ascolto del dono di Dio. Ascoltiamo una parola che orienta un passo nel buio, una parola che Dio pronuncia quando l’uomo, spoglio e fragile, si presenta davanti a Lui.

Quest’uomo pieno di paure e angosce viene celebrato come Signore dell’universo. Sembra un paradosso: riconoscere la propria finitezza e non fare di queste uno scudo, consentono all’uomo di custodire la propria dignità, che consiste nello stare di fronte agli altri con la consapevolezza della propria finitezza.

Canto finale: Umana libertà

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