Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Voglio innalzare fino ai cieli la tua magnificenza

Canto iniziale: Meraviglia

Sal 8,2-3

Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza.
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Commento

Il salmista osserva che dalle labbra dei bambini viene fuori la lode della magnificenza di Dio e che questa lode confonde i discorsi presuntuosi di chi nega Dio, di chi ha l’illusione di contrastarlo, anche con una sola idea che ritiene migliore di Dio.

L’intenzione del salmista è di non confinare Dio all’interno del mondo degli umani, neppure con la stessa lode. 

Abitualmente, invece, noi esaltiamo Dio all’interno dei nostri schemi, quando affermiamo di averlo scelto, quando gli riserviamo un tempo nelle nostre giornate, ma allo stesso tempo lo imbavagliamo rispetto ai sentimenti, alle reazioni, ai sentimenti. 

Don Tonino dice che, così facendo, riduciamo Dio a un fenomeno intramondano e gli togliamo proprio la trascendenza. 

Dio invece è totalmente altro rispetto alle nostre cose, è altro anche rispetto a ciò che possiamo pensare di più nobile: Dio non può essere compreso sotto l’arco dei nostri cieli.

Eppure, solo se ci apriamo a questa prospettiva, possiamo essere afferrati dall’imprevedibilità di Dio, ci possiamo far sedurre dalle sue imprese. Solo così ci accorgeremo di quanto siano inesauribili le risorse della novità del Signore. 

In alternativa possiamo fare l’esperienza di portarlo nella nostra mediocrità, arrivando addirittura ad accusarlo di essere complice di ciò che ci va storto. Inoltre, in questo senso, la speranza si riduce all’amplificazione delle nostre attese, che però ci possono deludere. 

Il salmista ci ricorda invece che la sua magnificenza si innalza sopra i cieli. Ora, un dio che sta sotto i cieli è lontano dall’uomo e anche responsabile dei nostri insuccessi, un rivale che impone un cammino che non vogliamo fare.

Il nostro Dio, invece, è sopra i cieli e per questo motivo è più vicino a noi, perché scombina le nostre misure, gioca con noi, ma non si diverte a nostre spese. È capace di suscitare desideri struggenti, di tenderci trappole di tenerezza e di non fermarsi davanti ai nostri dei nostri rifiuti. Un Dio così è sempre pronto a perdonare il nostro peccato.

Per questo motivo può diventare coinquilino dell’uomo. Sotto i cieli c’è la nostra povertà, che con l’incarnazione diventa la culla della sua magnificenza. 

Dunque, nel mistero del Natale la vita di Dio si è fatta visibile e ha inaugurato una relazione sensoriale con lui. Dio ci ripropone pertanto la mobilitazione del suo amore e ci spinge a rinnovare la comunione tra noi e lui nella carne di Gesù Cristo: suscita così un movimento inaspettato e ci provoca a non ripiegare nell’oscurità del nostro peccato.

Canto finale: Kenosis

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