Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Non posso davvero

Canto iniziale: Signore, pietà

Rt 4,1-8

Booz dunque salì alla porta della città e lì si sedette. Ed ecco passare colui che aveva il diritto di riscatto e del quale Booz aveva parlato. Booz lo chiamò: «Vieni a sederti qui, amico mio!». Quello si avvicinò e si sedette. Poi Booz prese dieci degli anziani della città e disse loro: «Sedete qui». Quelli si sedettero. Allora Booz disse a colui che aveva il diritto di riscatto: «Il campo che apparteneva al nostro fratello Elimèlec, lo mette in vendita Noemi, tornata dai campi di Moab. Ho pensato bene di informartene e dirti: “Compralo davanti alle persone qui presenti e davanti agli anziani del mio popolo”. Se vuoi riscattarlo, riscattalo pure; ma se non lo riscatti, fammelo sapere. Infatti, oltre a te, nessun altro ha il diritto di riscatto, e io vengo dopo di te». Quegli rispose: «Lo riscatto io». E Booz proseguì: «Quando acquisterai il campo da Noemi, tu dovrai acquistare anche Rut, la moabita, moglie del defunto, per mantenere il nome del defunto sulla sua eredità». Allora colui che aveva il diritto di riscatto rispose: «Non posso esercitare il diritto di riscatto, altrimenti danneggerei la mia stessa eredità. Subentra tu nel mio diritto. Io non posso davvero esercitare questo diritto di riscatto». Anticamente in Israele vigeva quest’usanza in relazione al diritto di riscatto o alla permuta: per convalidare un atto, uno si toglieva il sandalo e lo dava all’altro. Questa era la forma di autenticazione in Israele. Allora colui che aveva il diritto di riscatto rispose a Booz: «Acquìstatelo tu». E si tolse il sandalo.

Commento

Booz si mette all’opera e incontra un uomo che non ha nome, cioè non ha onore, perché non si assume il dovere di riscattare Rut.

Quest’uomo è sensibile ai diritti, ma è altrettanto insensibile verso i doveri: riscattare Rut non gli conviene e perciò si tira indietro. Nella figura di quest’uomo è descritto un tipo di male che consiste nell’incapacità di compiere il bene, di cui potrebbero godere anche altri. In altre parole, l’uomo non considera un bene per sé ciò di cui potrebbero godere gli altri.

Da qui viene una domanda anche per noi: quanto siamo disposti a assumerci le conseguenze del diritto di essere amati e di amare?

Sull’altro versante c’è Booz, che è delicato, non esaspera le situazioni e porta a compimento la promessa che aveva fatto a Rut.

Per questo motivo va alla porta della città, dove si trattavano gli affari davanti a dei testimoni, è disposto a perdere tempo, non è sbrigativo e mette l’altro uomo a suo agio.

Anche in questo episodio i numeri possono avere un significato simbolico: i dieci anziani richiamano il numero di uomini che era necessario in una sinagoga per celebrare il culto. Se ai dieci anziani si aggiungono Booz e l’altro uomo, arriviamo a dodici, che richiama il numero delle tribù di Israele a significare che tutto Israele è invitato a radunarsi per accogliere Rut.

Di Booz emergono anche l’astuzia e la delicatezza, che gli permettono di portare allo scoperto tutta la verità del cuore dell’altro uomo.

Quest’uomo è pronto a rinunciare a Rut per i propri calcoli, mentre Booz è innamorato e per questo motivo può fare un passo indietro.

La Torah prevede che l’ultima parola nella vita di una persona non possa essere la morte e perciò prevede l’istituto del levirato. Però, perché ciò sia possibile, è necessario che ci sia qualcuno che sia disposto a pagare di persona.

L’impossibilità di riscattare Rut è una maschera dietro la quale quell’uomo si nasconde. Il suo atteggiamento ci spinge a esaminare con attenzione e in profondità il nostro cuore, che ha bisogno di molte cure per guarire, se si rivela egoista.

Anche noi siamo dunque invitati a verificare i nostri “non posso davvero”, per vedere se celano la paura che i nostri interessi siano danneggiati.

Osserviamo infine che l’uomo è apparentemente osservante della Legge, ma nella realtà la viola togliendosi il sandalo da solo e presentandosi così come privo di onore e incapace di andare oltre i propri interessi immediati.  

Canto finale: Oreb

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