Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Io sto in mezzo a voi come colui che serve

Preghiera iniziale: Le mie mani

Lc 22,14-27

Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi». «Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo. E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.

Commento

Nel nostro cammino di meditazioni siamo arrivati all’ultimo banchetto, che è unico e speciale: richiama quello della moltiplicazione dei pani, quello con gli amici a Betania, quello a casa di Simone o a casa dell’altro fariseo e anticipa il banchetto di Emmaus e quello del lago di Tiberiade.

Insomma, l’ultima cena raccoglie tutti gli altri banchetti di Gesù, ma ha in sé un senso decisivo, perché è accompagnato da un desiderio che per Gesù è passionale e invincibile.

Possiamo dire che il desiderio di Gesù è il desiderio di Dio che vuole tornare a se stesso attraverso l’uomo, cioè percorrendo quella strada che si è allontanata da Dio.

Al centro di questo banchetto Gesù pone il pane e il vino.

Il pane: Gesù aveva insegnato che ci si rivolge al Padre per chiedere il pane che serve ogni giorno. Il pane è l’alimento della vita e nel banchetto finale Gesù sta comunicando ai suoi che Dio è il pane, l’alimento e la speranza per la nostra vita.

Il vino: per i pagani era il simbolo dell’immortalità. Per Gesù è il segno che dice la condivisione della gioia.

In questo senso, mangiare il pane quotidiano e bere insieme spingono i Dodici a vedere che significa farsi mangiare dagli altri.

Così Gesù ci invita a fare come lui, cioè a fare in modo che gli altri possano prendere di noi come Gesù stesso ha nell’ultima cena, perché tutti abbiano vita e gioia.

Gesù concepisce le azioni del magiare il pane e del bere il vino come un’unica azione.

Per questo motivo troviamo Gesù tanto spesso a tavola: per lui farsi mangiare significa offrire ciò che è, donare la parola, l’accoglienza, la comunione con il Padre, il perdono e la consolazione.

Dall’altro canto chi separa queste due azioni non capisce la proposta di Gesù, non comprende la sua autorità e alla fine lo tradisce.

Giuda tradisce Gesù, perché vede infranto il suo sogno di zelota: anche noi possiamo tradire Gesù quando pensiamo che sia lui a tradire i nostri sogni.

Anche Pietro tradisce, perché non capisce come mai l’autorità sia così debole in Gesù.

Allo stesso tempo Gesù si pone nella prospettiva del ricevere e dell’accettare e ci fa vedere come sempre il ricevere cambi la vita e crei dipendenza.

Inoltre Gesù propone il servizio come misura della gioia e dell’amore: in alternativa c’è solo l’idea di pensare a se stessi.

Infine Gesù invita ognuno a fare dei gesti come lui a far rivivere nella vita quella presenza e quelle azioni che Gesù stesso ha fatto nell’ultima cena.

È nel quotidiano che l’amore diventa concreto, è con il corpo che si può fare esperienza di Dio.

Preghiera finale: Padre nostro

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