Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: In cammino per tornare

Canto iniziale: Un amore nuovo

Rt 1,5-13

Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito. Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. Partì dunque con le due nuore da quel luogo ove risiedeva e si misero in cammino per tornare nel paese di Giuda. Noemi disse alle due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare tranquillità in casa di un marito». E le baciò. Ma quelle scoppiarono a piangere e le dissero: «No, torneremo con te al tuo popolo». Noemi insistette: «Tornate indietro, figlie mie! Perché dovreste venire con me? Ho forse ancora in grembo figli che potrebbero diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi. Se anche pensassi di avere una speranza, prendessi marito questa notte e generassi pure dei figli, vorreste voi aspettare che crescano e rinuncereste per questo a maritarvi? No, figlie mie; io sono molto più amareggiata di voi, poiché la mano del Signore è rivolta contro di me».

Commento

Nel brano il verbo tornare è presente molte volte ed è accostato al verbo partire: si tratta dunque di azioni importanti, che sono in linea con il comandamento di Dio.

Il versetto 6 è centrale nel passaggio di Noemi: da un lato indica la profonda desolazione in cui si trova, dall’altro apre alla possibilità di un reale nuovo inizio.

Alla notizia che il Signore ha visitato il suo popolo, Noemi, che si trova in una situazione di profonda solitudine, si mette in cammino, non per fuggire, ma per iniziare un percorso di conversione. Dopo aver sperimentato la morte, cioè la stanchezza, la depressione, il fallimento, la delusione, la mancanza di speranza, Noemi giunge alla conclusione che l’unica alternativa ad aggiungere la propria morte a quelle degli altri è convertirsi, cioè di farsi carico del proprio dolore interiore ed esteriore, e partire per tornare nella terra da cui il marito, forte del suo nome e della sua autorità, aveva fatto uscire tutta la sua famiglia.

Noemi appare in questo modo donna libera e capace di liberare gli altri che stanno intorno a lei.

A differenza del marito, Noemi non decide che debbano partire anche le nuore, decide invece di evitare la sofferenza a chi è legato a lei. Pur essendo amareggiata, non diventa amara, non si ripiega su stessa, accetta la propria solitudine e intraprende il viaggio di ritorno.

Così Noemi dimostra ampiezza di cuore, -di mente e di animo, e invece di cercare altri a cui appoggiarsi o da afferrare, abbraccia un cammino di solitudine. La sofferenza che negli anni l’ha messa alla prova ora le permette di lasciare libere le nuore.

Il rapporto che c’è tra suocera e nuora è uno dei meno spontanei e pone in collisione due desideri di possesso nei confronti dell’uomo: quello della madre e quello della sposa. Proprio in una relazione pericolosa come questa, che può essere considerata come il simbolo della gelosia e del possesso, si può avere la misura di un amore che si purifica: è richiesta una trasformazione perenne, un continuo allargamento, che si apre alla cura concreta di quanti sono intorno.

Dunque, grazie al percorso fatto, Noemi può decantare la bellezza delle nuore, può metterle davanti alla propria libertà di andarsene, non si aggrappa a loro, anzi le restituisce a se stesse e le apre al cammino che hanno da compiere.

Anche noi, quando amiamo qualcuno, ci troviamo davanti alla possibilità di amare o di piegare l’altro. Proprio allora, quando siamo nella carestia di speranza, viene alla luce la verità del nostro cuore. Per imparare ad amare liberamente come Noemi, è importante guardarsi nel proprio cuore, per vedere se mettiamo in primo piano gli altri o noi stessi, se li liberiamo dai nostri legami di amarezza o se li carichiamo del peso della protezione delle nostre piccole sicurezze.

Canto finale: Vertigine

Questo sito utilizza cookie atti a migliorare la navigazione degli utenti.
Chiudendo questo banner tramite il pulsante "ACCETTA" e proseguendo la navigazione sul sito se ne autorizza l'uso in conformità alla nostra Cookie Policy