Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Spirito Santo e qualità del vino

Gv 2,1-11

Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Commento

Da un punto di vista della struttura del testo l’inizio e la fine del brano devono essere messi in relazione tra loro e va inoltre rilevato che tutti i personaggi compaiono a due a due, a sottolineare l’importanza delle relazioni.

In questo contesto Gesù è presentato come maestro del gruppo, che è stato costituito da poco e sta muovendo i primi passi.

L’evangelista definisce questo episodio non un miracolo, ma il primo dei segni compiuti da Gesù, cioè di quelle azioni che sono costituite da una dimostrazione concreta e che allo stesso tempo esprimono la gloria di chi le compie. In questo segno la gloria è manifestata dall’abbondanza e della qualità del vino.

Chi assiste coglie solo la parte sensibile di ciò che avviene, mentre i discepoli colgono la gloria, che rivela la presenza dello Spirito.

In questo brano la madre rappresenta il popolo d’Israele che attende il Messia e il compimento delle antiche promesse.

Nel banchetto nuziale il vino è il simbolo della festa e della gioia per gli sposi e per tutti i commensali, ma in questo primo segno è anche il simbolo della glorificazione di Gesù.

Alla fine del passaggio l’evangelista precisa che i discepoli credono perché si affidano a Gesù e con lui iniziano a condividere il destino: ciò verso cui tende Gesù è una unità inscindibile con i suoi, che si realizzerà pienamente sulla croce.

Nella descrizione del banchetto si parla anche di due vini diversi, uno normale e uno di alta qualità: il primo rappresenta l’amore tra i due sposi, che all’inizio ha una forte carica di attrazione, ma che nella vita non può essere quello degli inizi del rapporto; il secondo è quello di Gesù.

L’evangelista sottolinea dunque che Gesù sta offrendo il proprio amore, non più i sogni, l’attrazione i desideri che hanno spinto gli sposi all’inizio della loro avventura. Il vino di Gesù si presenta allora come corroborante per l’amore degli sposi: solo il suo amore fa in modo che l’amore umano non si estingua, ma possa crescere nel tempo.

In ogni relazione in cui c’è un patto d’amore possiamo riconoscere il nostro amore, che però finisce, e quello di Gesù, che rimane, cresce, prende vigore e alimenta di nuova vita il nostro amore. Perché questo accada è indispensabile attingere a risorse abbondanti, cosicché il patto d’amore non si rompa: o le relazioni si aprono all’amore del Signore che le trascende o svaniscono nel nulla.

In questo senso la grazia non è altro che lo Spirito dato in modo particolare agli sposi e alle comunità.

Allo stesso modo anche l’acqua ha un significato simbolico che richiama il battesimo, grazie al quale riceviamo la purificazione dalla bruttura di un amore intermittente e interessato.

La comunità, allora, è invita da Gesù a riconoscersi nella parte dei servi che collaborano alla festa, alla gioia e ad aprire la strada all’amore del Signore.

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