Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Il tuo nome

Canto iniziale: Oggi

Es 3,13-15

Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.

Os 11,9

Non darò sfogo all’ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Èfraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò da te nella mia ira.

Lc 11,2b

Padre,
sia santificato il tuo nome

Commento

Con questo versetto comincia nel “Padre nostro” una supplica, in cui si esprimono di seguito tre desideri, il primo dei quali consiste nella richiesta che sia santificato il nome del Padre.

L’espressione “sia santificato” è detta “passivo teologico o divino”, perché l’autore della santificazione è Dio. Ora, se il soggetto della santificazione è Dio, significa che l’orante si mette da parte e lascia a Dio la libertà d’azione e lo spazio per manifestare tutto se stesso.

In proposito papa Francesco ha commentato: “Si sente tutta l’ammirazione di Gesù per la bellezza e la grandezza del Padre, e il desiderio che tutti lo riconoscano e lo amino per quello che veramente è”.

Per ogni uomo il nome ha un’importanza particolare: si sceglie con cura per i figli e lo si pronuncia per persone con cui si ha intimità, perché si chiama per nome chi si conosce.

Dio ha scelto da solo il proprio nome e ha deciso di confidarlo a Mosè: la rivelazione di sé è la più forma più alta di confidenza, che impegna anche chi l’accoglie nel senso di responsabilità e del peso che ne consegue.

Anche ognuno di noi ha ricevuto una rivelazione da parte del Padre, che ci mette in una condizione particolare, per invocarlo, ma non per possederlo.

La radice ebraica del termine che indica la santità significa “tagliare”, “separare”. Dio è santo e non ha bisogno che sia riconosciuta la sua santità, perché è lui stesso a santificare gli uomini.

Allora la supplica “sia santificato il tuo nome” si può intendere in questo senso: “Padre, intervieni tu, che sei santo, mentre io lascio fare a te”.

Proprio l’operazione della preghiera di lasciar fare a Dio riguarda uomini e donne coraggiose, che non si sentono capaci di fare da soli, ma, coscienti della propria creaturalità, si affidano e collaborano con Dio.

Ancora, la supplica si può intendere come l’espressione del desiderio che Dio mostri la propria gloria, che compia in pieno la propria presenza tra gli uomini, come ha fatto Gesù, e che tramite l’orante si renda presente in mezzo agli uomini l’amore di Dio.

San Francesco commenta così il versetto: “Si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi”.

Dunque la rivelazione del Padre ci invita a considerare la nostra responsabilità nelle occasioni in cui, con il nostro modo di agire o parlare, abbiamo oscurato la sua luce, il suo amore per ogni uomo, e in cui abbiamo profanato il suo nome, che ora gli chiediamo di ripulire e di ricoprire di santità.

Canto finale: Padre nostro

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