Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Una gioia per tutto il popolo

Canto iniziale: Salmo 19

Lc 2,8-12

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Commento

L’annunciatore arriva di notte, mentre tutti sono alle prese con il proprio lavoro. In particolare i pastori svolgono un lavoro monotono, che li isola dal resto del consorzio umano e li porta a perdere la speranza nel futuro. Quando l’annunciatore arriva, i pastori sono presi da grande timore e non sono nemmeno incuriositi.

L’annunciatore parla loro di gioia per tutto il popolo, di un salvatore e di un segno. Così, anziché rimanere fermi, i pastori si mettono in movimento, spinti dall’annuncio della speranza in un mondo diverso.

Anche noi possiamo ritrovarci dentro varie speranze: nella vita, nei giovani… D’altra parte per noi sperare può essere solo consolazione o retorica, ma questo tipo di speranza non è cristiano.

Sperare è un compito degli adulti, che possono realmente costruire un mondo diverso per i giovani. Nel concreto sperare significa creare spazi di vivibilità e di futuro.

Allora essere testimoni della speranza significa porre dei segni che incitino gli altri a partecipare a dei progetti comuni e ad aprire un cammino nuovo, avendo chiara la direzione di marcia.

Non è facile sperare dinanzi alla povertà, alla disperazione e alla paure di perdere i propri cari. Eppure, come l’annunciatore, anche noi siamo invitati a praticare quotidianamente la salvezza nelle storie che incontriamo.

Annunciare allora significa essere profeti, creare senso in una cultura che vive di sensazioni. In un mondo che non si preoccupa del bello e del vero, che è attento a ciò che utile, siamo invitati a custodire la speranza del senso di vivere e di offrire la possibilità di un orizzonte nuovo di significati.

Nel Nuovo Testamento sono le comunità cristiane e non i singoli a portare un senso nuovo nella storia, perché rappresentano un’alternativa reale, che consiste nel vivere al proprio interno i valori forti del perdono, della pazienza, del servizio, dell’amore fraterno, dell’accoglienza, dell’ospitalità e del chinarsi su chi è debole. In tutto questo la speranza passa attraverso la lotta alla paura. Dunque chi spera è libero e genera segni che si realizzano in progetti nuovi di lavoro e di cittadinanza, in cui il bene non è appannaggio di uno solo.

Canto finale: Terra straniera

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