Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Ascoltatemi in silenzio

Canto iniziale: Silenzio

Is 41,1-4

Ascoltatemi in silenzio, isole,
e le nazioni riprendano nuova forza!
S’avanzino e parlino;
raduniamoci insieme in giudizio.
Chi ha suscitato dall’oriente
colui che la giustizia chiama sui suoi passi?
Chi gli ha consegnato le nazioni
e assoggettato i re?
La sua spada li riduce in polvere
e il suo arco come paglia dispersa dal vento.
Li insegue e passa oltre, sicuro;
sfiora appena la strada con i piedi.
Chi ha operato e realizzato questo,
chiamando le generazioni fin dal principio?
Io, il Signore, sono il primo
e io stesso sono con gli ultimi.

Commento

Il brano si colloca in una più ampia situazione politica internazionale di grande movimento, poiché l’ascesa di Ciro al potere sta mettendo in agitazione tutti paesi. In questo contesto, in cui il popolo di Israele è in esilio e si chiede che cosa gli possa accadere di peggio, Jahvè convoca tutte le nazioni, anche le più sperdute, che sono rappresentate dalla isole, prende la parola e impone il silenzio e l’ascolto.

Il personaggio delineato nel brano suscita panico e dubbio, richiama per certi aspetti Abramo e Davide, ma in realtà si riferisce a Ciro, chiamato dal Signore, che ha scelto di essere dalla parte degli umili e in questo prefigura Cristo, chiamato dal Padre e vicino ai più deboli.

Davanti a Dio che parla, tutti tacciono e rimangono immersi in profondo silenzio. La Parola di Dio li avvolge e li consola. Inoltre il silenzio che si è generato richiama quello in cui è nato Gesù.

Anche per noi il Verbo di Dio discende quando riusciamo a fare silenzio, quando tutte le luci della nostro essere terra si spengono. È necessario che anche noi allora facciamo tacere tutte le voci che nascono dalla nostra emotività e dai nostri sensi.

Talvolta la moltiplicazione di pensieri e sentimenti che ci troviamo dentro ci dà l’impressione di essere vivi, mentre nella realtà ci pongono in una situazione di pura apparenza. Tutto ciò si chiama disordine interiore.

Per camminare verso il Natale ci vogliono silenzio, solitudine e pace. In questo modo permetteremo alla nostra mente di pensare i pensieri di Dio e di sentire i suoi sentimenti. Così i nostri sentimenti non muoiono, ma ascoltano le voci che sono al di là di tutti i borbotti della nostra pancia, per toccare quindi la sensibilità dell’umano.

È dunque urgente coltivare la propria vita interiore, che è alla radice dell’umano e che significa pensare con la propria testa, dire la propria idea nel mondo in modo responsabile, cioè accanto a un tu e all’interno di un noi. Coltivare la propria vita interiore è pertanto un atto di libertà, che parte dal cuore.

In alternativa, non coltivare questa libertà significa sprofondare negli abissi e omologarsi ad altri poteri, che ci strappano l’anima per possederla.

Canto finale: Silenzio

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