Tema: Quattro tracce per vivere in comunità
Canto iniziale: Possiamo noi cantare
At 2,41-42
Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Commento
Il brano ci dice che accogliere nella propria vita il dono dello Spirito porta tremila persone a far parte della fraternità degli apostoli e dei discepoli. Il calore della fede fa della vita di queste persone l’espressione dell’opera di Dio e fa inoltre in modo che la quotidianità diventi lo spazio dentro cui si manifesta il Signore vivo.
Luca presenta la prima comunità come un paradigma, che Papa Francesco ritiene non debba essere né mitizzata né minimizzata. In particolare, osserva che la perseveranza della comunità si possa descrivere secondo quattro tracce:
- ascoltare assiduamente l’insegnamento degli apostoli
- praticare una qualità alta dei rapporti interpersonali anche attraverso la comunione dei beni materiali e spirituali
- fare memoria del Signore attraverso l’eucaristia, rivivendo la passione, la morte e la resurrezione
- vivere il dialogo con Dio.
In questo modo la comunità bandisce l’individualismo, per favorire la condivisone e la solidarietà, e non lascia posto alla ricerca del profitto personale, perché chi crede sta sempre con altri.
Questo stile di vita ha il colore della perseveranza, che, secondo il Vocabolario Treccani, consiste nella costanza e nella fermezza nel perseguire i propri scopi, nel tenere fede ad alcuni propositi e alla via intrapresa. Nella teologia morale cattolica è una virtù che impegna l’uomo a lottare costantemente per il bene, resistendo a ostacoli, stanchezza e scoraggiamento.
Essere perseveranti significa, dunque, mettere in campo la propria energia interiore, senza lasciarsi distrarre dalle difficoltà, agire in modo sapiente, senza cedere alle assolutizzazioni e declinando quello che vogliamo vivere nelle situazioni concrete, senza arrenderci, e infine restare fedeli alle decisioni prese, secondo una prospettiva contraria alla flessibilità, tanto in voga oggi.
Luca parla di una comunità che è profondamente coinvolta nella relazione con il Risorto. In questo senso possiamo definire la perseveranza come
- la modalità di resistere e il modo di attendere con desiderio qualcosa, perché perseverare significa sottostare, stare, rimanere, imparare a vivere nelle situazioni che le vicende della vita ci presentano
- uno stile di vita che sa tenere ferma la scelta fatta, anche a costo delle contrarietà e delle difficoltà: in questa prospettiva la costanza e la pazienza producono lo scenario in cui Dio può operare
- un modo di stare dentro alle situazioni di vita, senza negare le difficoltà o assolutizzarle
- un modo di vivere, chiamando in causa il Signore, per dirgli il desiderio di uscire dal peccato, senza adagiarsi alla rassegnazione; in altri termini significa curare la preghiera parlando con Dio, pronti a ricomprendere la propria vita.